Riempire le nuove tecnologie di valori umani, umanistici ed etici, affinché diventino strumenti di ampliamento della percezione e non meri dispositivi di controllo o spettacolarizzazione. È da questa tensione ideale che prende forma E NEL FUTURO…, la mostra curata da Gabriele Simongini visitabile fino al 22 febbraio alla Triennale di Milano, un progetto che si inserisce con coerenza nel quadro più ampio di Musa, dedicata alle diverse declinazioni dell’ispirazione in dialogo con lo spirito olimpico.
Qui la Musa è quella dell’innovazione: uno slancio verso l’avvenire che passa attraverso la luce, intesa non solo come fenomeno fisico, ma come esperienza trasformativa, linguaggio relazionale e metafora di conoscenza. Protagonista è l’eccellenza creativa e tecnologica italiana, evocata attraverso un’installazione immersiva a tre voci che mette in risonanza epoche, sensibilità e visioni: Giacomo Balla, Fernando Jacopozzi e Alex Braga.

Tre “maghi della luce”, ciascuno nel proprio tempo. Balla, con la sua intuizione futurista, ha fatto della luce e del movimento una grammatica poetica capace di scardinare la staticità della visione. Jacopozzi, decoratore e inventore, ha trasformato la Parigi degli anni Venti in una vera e propria Ville Lumière, anticipando di decenni la figura del light designer contemporaneo. Alex Braga, artista, musicista e pioniere nell’applicazione dell’intelligenza artificiale all’arte, raccoglie questa eredità e la proietta nel presente, interrogando il rapporto tra tecnologia, percezione e trascendenza.
Il percorso si apre con due grandi schermi che presentano, da un lato, una rielaborazione creativa — anche grazie all’ausilio dell’AI — di una celebre scenografia di Balla, e dall’altro una sintesi visiva dello straordinario contributo di Jacopozzi. È però entrando nella experience room concepita da Braga che il visitatore diventa parte attiva dell’opera.


AUTOMATIC IMPERMANENCE, installazione audiovisiva interattiva dedicata all’impermanenza dell’esistenza, smaterializza i corpi e i gesti dei partecipanti, trasformandoli in nuvole di punti, vibrazioni luminose, suoni e frammenti di parole poetiche. I movimenti vengono tradotti in un linguaggio sensibile che dissolve i confini tra soggetto e ambiente, conducendo chi attraversa l’opera in un viaggio metaforico dentro se stesso, nella scintillazione intima che abita ogni individuo.
L’esperienza, profondamente coinvolgente, invita a una riflessione sottile ma necessaria: se è vero che siamo esseri finiti, immersi in un mondo di limiti e confini, è altrettanto vero che portiamo dentro di noi una dimensione infinita. Non siamo l’universo, ma ne custodiamo uno, accessibile attraverso la luce. È questa la “trascendenza digitale” evocata da Alex Braga: un uso consapevole, etico e sostenibile delle meraviglie offerte dalle nuove tecnologie, capace di restituire centralità all’umano anche nell’era dell’intelligenza artificiale.



