Alla quarantanovesima edizione di Artefiera, do ut do e SpazioC21 presentano nello stand B90 del padiglione 26 un progetto a due voci che mette in relazione fotografia e scultura in vetro. In mostra Paolo Pellegrin, fotografo Magnum noto per il reportage, ed EGS, artista finlandese che ha fatto del vetro soffiato un medium contemporaneo, chiamati a confrontarsi sul tema dell’identità, scelto da do ut do come filo conduttore dell’edizione 2026: non un concetto da dichiarare, ma una materia da attraversare, fatta di origine e trasformazione, memoria e costruzione.

SpazioC21, galleria di Reggio Emilia attenta alla ricerca contemporanea internazionale e alle sue zone più ibride, costruisce un dialogo in cui il vetro diventa un linguaggio pienamente contemporaneo e la fotografia uno strumento capace di trattenere il tempo. Le grandi immagini a colori di Pellegrin, realizzate nell’estate 2025 nella storica vetreria Seguso Vetri d’Arte a Murano, non inseguono l’epica del lavoro artigiano né la retorica del dietro le quinte. Sono scatti sospesi, quasi metafisici, dove la fornace appare come un luogo mentale: attrezzi, frammenti, superfici, bagliori. La composizione è rigorosa, il contrasto tra luce e ombra costruisce un realismo drammatico che isola l’istante in cui la materia cambia stato e diventa forma.


In quello stesso spazio nascono le sculture di EGS: vetri soffiati trasparenti e colorati, caratterizzati da forme plastiche e curvilinee, volumi sensuali che alternano concavità e convessità e trasformano la luce in una sostanza ulteriore. I lavori realizzati a Murano dialogano con esemplari unici prodotti in Finlandia, e la doppia origine diventa parte del discorso: l’identità non come appartenenza fissa, ma come geografia mobile, stratificata, costruita nel tempo.

Il progetto si inserisce nel percorso di do ut do, iniziativa nata nel 2011 per sostenere la Fondazione Hospice MT Chiantore Seràgnoli di Bologna: una quota del ricavato delle vendite sarà devoluta in donazione. Un elemento che non resta sullo sfondo, ma contribuisce a definire la natura dell’operazione, tenendo insieme immagine e materia, mercato e restituzione, produzione e cura.


