C’è qualcosa di necessario nel ritorno di Anselm Kiefer a Milano, e in particolare nella sua scelta di confrontarsi con la Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale. Uno spazio che porta inscritte nella propria architettura le tracce della distruzione bellica e della perdita, e che diventa ora il teatro di Le Alchimiste, un ciclo di 42 imponenti teleri concepiti appositamente per questo luogo, dove verranno esposti dal 7 febbraio al 27 settembre 2026.
La mostra, curata da Gabriella Belli e promossa dal Comune di Milano con Palazzo Reale e Marsilio Arte, prende forma come un grande pantheon al femminile, dedicato a figure storiche a lungo marginalizzate, rimosse o deformate dalla narrazione ufficiale. Alchimiste, scienziate, filosofe, visionarie: donne che hanno abitato la soglia tra sapere e intuizione, tra rigore e immaginazione, pagando spesso il prezzo dell’incomprensione o della persecuzione.

Come sottolinea Tommaso Sacchi, Assessore alla Cultura di Milano, «la mostra si configura come un ponte tra passato e presente, tra mito e contemporaneità, tra ciò che permane e ciò che incessantemente si trasforma». Non si tratta, dunque, di un semplice recupero iconografico, ma di un’operazione che restituisce alle figure femminili un ruolo attivo e generativo: «un principio dinamico che attraversa la storia», capace di tenere insieme spiritualità, sapere e memoria come forme di resistenza e rigenerazione.
L’intero progetto si inscrive con coerenza nell’universo poetico di Kiefer, da sempre impegnato in una riflessione sulla storia come materia instabile, stratificata, esposta al trauma e alla metamorfosi. Domenico Piraina, Direttore Cultura e Direttore di Palazzo Reale, ricorda come «l’opera di Kiefer si sviluppi come una profonda meditazione sulla condizione umana, sui miti fondativi, sul potere e sul tempo», un tempo che non è astratto, ma fisico, sedimentato nella materia stessa dei dipinti.


Le Alchimiste emergono dalle superfici pittoriche come apparizioni: volti e corpi che affiorano da strati di piombo, cenere, ossidi, oro, fiori secchi. La pittura si fa processo alchemico, atto di combustione e sublimazione, in cui la distruzione è sempre la premessa di una possibile rinascita. In questo dialogo serrato, la Sala delle Cariatidi — con le sue figure femminili mutilate dai bombardamenti del 1943 — diventa una cassa di risonanza simbolica: le cariatidi ferite rispondono alle alchimiste riscoperte, in una tensione che tiene insieme perdita e restituzione.
Gabriella Belli descrive l’allestimento come un vero pantheon, in cui «a ogni nome un volto risale alla superficie dalla materia oscura dello sfondo». Un fondo che non è mai neutro, ma attraversato da abissi e distese, miraggi e trasmutazioni, fino all’oro, inteso non come ornamento, ma come compimento alchemico e comunione con la natura. L’opera di Kiefer, aggiunge la curatrice, «come un verso di poesia, sa essere folgorante allo sguardo», capace di condensare in un istante desiderio e violenza, incanto e disinganno.
Tra le figure evocate spicca Caterina Sforza, per il suo legame con Milano e per la sua straordinaria attività di scienziata e autrice di ricette alchemiche e medicinali. Accanto a lei, Isabella Cortese, Cleopatra, Cristina di Svezia, Margaret Cavendish, Mary Anne Atwood, Perenelle Flamel e molte altre, in una costellazione che attraversa secoli e geografie, restituendo complessità a un sapere femminile a lungo relegato ai margini.
Non è un caso che questa mostra si inserisca nel programma dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026. Come sottolinea Luca De Michelis, amministratore delegato di Marsilio Arte, «la presenza di Anselm Kiefer nella Sala delle Cariatidi rappresenta un evento culturale straordinario per la città», un investimento simbolico che unisce memoria storica e linguaggi contemporanei, offrendo al pubblico un’esperienza di alto valore scientifico e artistico. Il sostegno dei partner privati rafforza questa dimensione di responsabilità culturale condivisa. «Sostenere Le Alchimiste significa partecipare a un dialogo profondo tra arte, memoria e trasformazione», afferma Gianmaria Restelli di Unipol, mentre Ernesto Fürstenberg Fassio, Presidente di Banca Ifis, richiama il ruolo della memoria come strumento critico per il presente, «un fondamento condiviso su cui costruire futuro».



