In occasione dei XXV Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026, dal 6 al 22 febbraio, Casa Italia apre per la prima volta al pubblico, trasformandosi da spazio simbolo della squadra olimpica italiana in una piattaforma culturale dedicata al racconto dell’identità del Paese. Sotto il tema “Musa“, arte, sport, design e architettura dialogano all’interno di un sistema di sedi d’eccezione; alla Triennale di Milano il progetto prende forma in un articolato percorso espositivo, che intreccia linguaggi, generazioni e valori olimpici. È proprio all’interno del percorso espositivo della Triennale che si inserisce “E nel futuro…”, l’installazione ideata e curata da Gabriele Simongini con il sostegno di Enel. Un lavoro che attualizza l’eredità futurista attraverso un viaggio di luce, suono e tecnologia, culminando nell’opera immersiva di Alex Braga Automatic Impermanence.


Dopo il successo della mostraIl Tempo del Futurismo alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, il suo lavoro prosegue nel segno dell’eredità futurista. In che modo questo nuovo progetto si inserisce in quel percorso?
Il mio lavoro continua a sviluppare le intuizioni del movimento marinettiano in senso contemporaneo. Dopo l’esperienza della mostra alla GNAMC, che ha registrato quasi 170.000 visitatori, sentivo l’esigenza di portare quelle riflessioni oltre il piano storico, mettendole in relazione con il nostro presente e, soprattutto, con il futuro.
D’altro canto nell’anno appena iniziato si celebrano i 150 anni dalla nascita di Filippo Tommaso Marinetti che a mio parere va ricordato con progetti innovativi e coraggiosi come sarebbe piaciuto a lui. E nel futuro… nasce proprio da questa esigenza: attualizzare l’eredità futurista attraverso i linguaggi dell’oggi.
Il progetto si inserisce nel contesto di “Musa”, alla Triennale di Milano, in occasione delle Olimpiadi Invernali 2026. Qual è il filo conduttore?
“Musa” fa riferimento al ruolo ispiratore che l’Italia ha esercitato nei secoli sull’immaginario e sulla cultura mondiale. In questo contesto ho ideato un’installazione a più voci, sostenuta da Enel, che mette al centro la Musa dell’innovazione e della genialità italiana. Un racconto corale che unisce arte, tecnologia, luce e suono.
Tre artisti, un’unica traiettoria che attraversa il tempo: Giacomo Balla, Fernando Jacopozzi e Alex Braga. Perché questa scelta?
Balla, Jacopozzi e Braga sono, ciascuno a modo proprio, dei “maghi della luce”. La luce è il mezzo fondamentale attraverso cui si relazionano al mondo ed è anche una soglia di trasformazione. I futuristi, e Balla in primis, si definivano “Signori della Luce”. Jacopozzi ha trasformato Parigi nella Ville Lumière. Alex Braga rappresenta idealmente il futurista di oggi, capace di lavorare con l’intelligenza artificiale e con ambienti immersivi e interattivi.



Come si articola il percorso?
È un viaggio nel tempo simultaneo. Si parte da un grande schermo in cui Alex Braga ha animato e completamente reinventato la rivoluzionaria scenografia che Giacomo Balla realizzò per Feu d’artifice, lo spettacolo messo in scena al Teatro Costanzi di Roma nel 1917, sulle musiche di Igor Stravinskij e con la regia di Sergej Djagilev. Il secondo schermo rievoca invece l’avventura straordinaria di Fernando Jacopozzi, l’italiano che per primo illuminò con migliaia di lampadine elettriche la Tour Eiffel, l’Opéra, gli Champs-Élysées, l’Arco di Trionfo, cambiando per sempre il volto notturno di Parigi.
E poi si arriva ad AUTOMATIC IMPERMANENCE, il lavoro di Alex Braga che chiude l’installazione. Che esperienza attende il visitatore?
Con AUTOMATIC IMPERMANENCE il visitatore entra fisicamente nell’opera. È un’installazione interattiva e immersiva in cui, muovendosi, il corpo viene atomizzato in nuvole di punti luminosi, smaterializzato in suoni e luce vibrante. È una riflessione sulla transitorietà, sull’identità e sulla relazione tra uomo e tecnologia, resa possibile anche grazie all’intelligenza artificiale.


In definitiva, quale futuro immagina questa installazione?
Un futuro tutto da immaginare, appunto. Un futuro in cui l’eredità del Futurismo non è un repertorio da citare, ma un’energia ancora attiva, capace di dialogare con le tecnologie più avanzate e di trasformare lo spazio, il tempo e la percezione. La luce, ancora una volta, come promessa e come metamorfosi.


