Winter 2026, l’inverno come stato psicologico

Il 20 gennaio la galleria Esther Schipper di Berlino ha presentato la mostra Winter 2026, che riunisce le opere di Saâdane Afif, Rosa Barba, Angela Bulloch,Julius von Bismarck, Martin Boyce, Étienne Chambaud,Thomas Demand,Ryan Gander,Dominique Gonzalez-Foerster, Pierre Huyghe,Ann Veronica Janssens,Lee Bae,Sojourner Truth Parsons,Philippe Parreno,Anri Sala eAnicka Yi.

L’esposizione si ispira a un’osservazione di Gil Scott-Heron, musicista e poeta statunitense, che oltre quarant’anni fa rifetteva sul fatto che politicamente, psicologicamente e filosoficamente esistesse una sola stagione: la stagione del ghiaccio. Una stagione segnata da notti buie, fredde e apparentemente infinite, che offrono un’occasione di riflessione interiore. Per Heron, l’inverno rappresenta uno stato di desideri congelati, che lo ha spinto a scrivere Winter in America, una canzone ormai iconica ed eseguita con un tocco di ironia.

Le opere come rappresentazione di una tensione universale

Le opere in mostra seguono le considerazioni dell’artista, indagano il cosmico e l’inquietante e attraversano epoche e continenti, inserendosi tra un passato fossilizzato e un futuro immaginato. L’allestimento si apre con In the very beginning, before words, there were… (2021) di Ryan Gander, forme nere in bronzo di fuochi, tronchi e rocce, simboli di distruzione e rinascita. Accanto, The Day the Ocean Turned Black (2025) di Julius von Bismarck ricorda l’Oceano Pacifico oscurato dalle ceneri rilasciate dagli incendi in California nel 2025.

Ph: Andrea Rossetti

Issu Du Feu 1g (2000–2025) di Lee Bae allinea centinaia di frammenti di carbone su dei pannelli, rivelando attraverso la luce le tracce del passaggio del tempo. Anri Sala, con la scultura Body Double in the Doldrums (2025), rievoca la seconda eruzione del Vesuvio nel 79 d.C., inserendo un rullante e degli altoparlanti che generano brontolii e suoni cupi.

Altre opere indagano su movimento e ripetizione: Footnote (…my distance from the object…) (2021) di Rosa Barba intrappola un frammento di testo in un loop infinito, mentre Untitled (1987/2015) di Dominique Gonzalez-Foerster trasforma un telo isotermico in una coperta da picnic, creando uno spazio di leggerezza che risponde al bisogno di rilassarsi.

I lavori di Thomas Demand, Nursery (2020), che raffigura piccole piante disposte ordinatamente su tavoli di un laboratorio idroponico e Alone with tree II (2025) di Sojourner Truth Parsons, pittura che raffigura un albero spoglio sotto un cielo blu privo di stelle, lavorano sulla contemplazione e la sospensione del tempo.

Ph: Andrea Rossetti

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