Mona Hatoum, da Fondazione Prada una mostra sull’instabilità del presente

Tre installazioni monumentali di Mona Hatoum trasformano lo spazio della Cisterna in un’esperienza fisica e simbolica sulla fragilità, il pericolo e la precarietà dell’esistenza

Fondazione Prada

Milano

Fondazione Prada inaugura il programma espositivo 2026 con Over, under and in between, una nuova mostra personale di Mona Hatoum concepita appositamente per gli spazi della Cisterna a Milano. Visitabile dal 29 gennaio al 9 novembre, il progetto riunisce tre grandi installazioni che dialogano direttamente con l’architettura dell’ex distilleria, riattivandone volumi, altezze e tensioni strutturali.

La mostra si sviluppa come un percorso in tre atti, ciascuno costruito attorno a elementi ricorrenti nel vocabolario visivo dell’artista: la ragnatela, la mappa e la griglia. Motivi che, nel lavoro di Hatoum, non hanno mai una funzione puramente formale, ma diventano dispositivi politici e percettivi, capaci di tradurre in esperienza corporea temi come l’instabilità, il controllo e la vulnerabilità.

All’ingresso della Cisterna, il visitatore si trova sotto una vasta ragnatela sospesa composta da sfere di vetro trasparente soffiato a mano, collegate da sottili fili. L’opera, apparentemente fragile e luminosa, produce una sensazione ambigua di attrazione e inquietudine. Hatoum lavora da decenni su questo motivo, declinandolo come simbolo di imprigionamento e connessione, di protezione e minaccia. In questa nuova versione, la ragnatela assume anche una dimensione quasi cosmica: le sfere evocano gocce di rugiada, ma anche costellazioni, suggerendo l’interdipendenza di tutte le cose.

La sala centrale è occupata da una mappa del mondo realizzata con oltre trentamila sfere di vetro rosso traslucido, disposte direttamente sul pavimento in cemento. I continenti sono riconoscibili solo nei loro contorni, mentre i confini politici vengono deliberatamente ignorati. La configurazione, instabile e non fissata, trasforma la cartografia in un territorio vulnerabile, esposto a ogni minimo spostamento. La scelta della proiezione Gall-Peters — storicamente pensata per correggere le distorsioni eurocentriche della mappa di Mercatore — rafforza la dimensione critica del lavoro, mettendo in discussione l’apparente neutralità delle rappresentazioni geografiche.

Il percorso si conclude nella terza sala con all of a quiver, un’imponente installazione cinetica alta oltre otto metri. Una struttura a griglia composta da cubi metallici oscilla lentamente, accompagnata da scricchiolii e tintinnii che amplificano la tensione fisica dello spazio. Il movimento ciclico, che porta l’opera a sfiorare il collasso per poi risalire, evoca uno stato di sospensione permanente tra costruzione e distruzione. Qui la griglia, elemento tipico del minimalismo, perde ogni neutralità e diventa corpo, organismo instabile, metafora di una condizione umana esposta a forze incontrollabili.

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