Jacquemus, la sfilata al Musée Picasso e il richiamo a Paloma Picasso

Alla chiusura della Paris Fshion Week, un look iconico e una citazione colta riaffermano il dialogo tra moda contemporanea e storia dell’arte

In occasione della chiusura della Paris Fashion Week il 25 gennaio, Simon Porte Jacquemus sceglie ancora una volta una cornice culturale densa di significato: il Musée Picasso nel cuore del Marais parigino. Un gesto che ribadisce l’intreccio tra moda, memoria visiva e linguaggi artistici, in un dialogo che si inscrive nel tempo e nella storia dell’arte. A catalizzare però l’attenzione è stato il look di chiusura presentato dalla maison, che ha esplicitamente richiamato la figura della designer Paloma Picasso, figlia del celebre artista spagnolo e di Françoise Gilot, trasformando il finale dello show in un gesto di citazione consapevole e stratificato.

Cattura lo sguardo dei presenti l’immagine di una silhouette nera essenziale, monospalla, accompagnata da gioielli dorati e da un calice di vetro impugnato come oggetto-simbolo, che allude inevitabilmente rimanda all’estetica iconica di Paloma Picasso: un’eleganza radicale, teatrale ma misurata, che negli anni Ottanta ha ridefinito l’idea di femminilità sofisticata, autonoma e fortemente simbolica. Designer di gioielli, creatrice di profumi e musa trasversale, Paloma ha incarnato una figura liminale tra arte, moda e lifestyle, portando con sé il peso e la libertà di un cognome che è già storia dell’arte: la sua immagine pubblica, costruita attraverso moda, gioielli e gesti iconici, è diventata un linguaggio a sé, oggi nuovamente riletto attraverso lo sguardo di Jacquemus.

La citazione non è casuale né puramente decorativa. Jacquemus sceglie di inserirla nel momento rituale della chiusura, tradizionalmente il più carico di significato narrativo all’interno di una sfilata. In questo senso, il riferimento a Picasso funziona come un atto di memoria visiva, ma anche come una dichiarazione di intenti: la moda, qui, non si limita a evocare l’arte, bensì si confronta con un’eredità culturale fatta di stile, identità e rappresentazione del corpo femminile. Il dialogo si rafforza anche attraverso la cornice istituzionale scelta per la sfilata, il Musée Picasso di Parigi, luogo simbolo non solo della modernità artistica, ma anche di una concezione dell’arte come linguaggio in costante trasformazione.

Non è la prima volta che lo stilista francese ricorre a sedi di alto valore culturale: dal ritorno alla Casa Malaparte a Capri alla Fondazione Maeght, fino allo stesso museo parigino già utilizzato nel 2017. In tutti questi casi, lo spazio non è mai neutro, ma parte integrante del racconto. In un sistema della moda sempre più incline a dialogare con musei, archivi e istituzioni culturali, la sfilata di Jacquemus si distingue per la capacità di usare la citazione come strumento critico, e non come semplice ammiccamento estetico. Il corpo che sfila non è solo portatore di abiti, ma veicolo di memoria, mentre l’oggetto, il gioiello, il calice, assume un valore quasi performativo in un territorio ibrido di arte e moda che collega immagini del passato e costruzioni del presente.

Articoli correlati