LABS Contemporary Art di Bologna inaugura il 24 gennaio 2026 la mostra …dove tu stai, anche io sarò di Giuseppe Pietroniro, a cura di Giuliana Benassi. L’esposizione, aperta fino al 1° aprile, segna la prima personale dell’artista negli spazi della galleria e presenta un corpus di lavori inediti concepiti come un intervento unitario e site specific.
Da sempre interessato a un’indagine concettuale dello spazio, Pietroniro sviluppa una pratica che attraversa fotografia, disegno, installazione e pittura, mettendo in discussione le coordinate prospettiche tradizionali e la stabilità del punto di vista. In questa occasione, la galleria viene trattata come un ambiente narrativo: non semplice contenitore di opere, ma campo attivo in cui si intrecciano spazio scenico e spazio testuale.


Le pareti diventano superfici di scrittura, attraversate da segni a grafite che tracciano una sorta di racconto visivo. L’opera Tutti in uno (2026), un disegno di grandi dimensioni realizzato direttamente sul muro, agisce come uno sfondamento delle coordinate architettoniche, mentre i disegni su carta cotone riproducono manualmente collage precedenti, costruendo ambienti frammentati e volutamente incoerenti. È una strategia ricorrente nella ricerca dell’artista: stratificare immagini e punti di vista per generare spazi mentali più che fisici.
Anche la pittura contribuisce a questa dispersione delle traiettorie spaziali. Nei lavori della serie Modulo pinto (2025), le campiture cromatiche seguono strutture geometriche che suggeriscono ambienti instabili, “sghembi”, in equilibrio tra ordine e disorientamento. In questo slittamento percettivo si concentra una delle tensioni centrali della mostra: quella tra utopia e distopia, tra costruzione razionale e sospensione del giudizio.

Accanto agli spazi asettici emergono presenze minime ma cariche di significato. In opere come Anvil e Codirosso (entrambe del 2025), una farfalla e un piccolo uccello imbalsamato introducono una dimensione più fragile e carnale. Simboli di un volo possibile ma trattenuto, questi elementi evocano al tempo stesso vulnerabilità e resistenza, aprendo il lavoro a una lettura emotiva oltre che concettuale.
A percorrere l’intero spazio espositivo è anche un testo firmato dalla curatrice, tratto da una raccolta di racconti dal titolo Sibillina. Più che una didascalia, si tratta di un meta-testo che accompagna il visitatore e suggerisce ulteriori aperture interpretative, invitando ciascuno a proiettare il proprio sguardo e la propria esperienza.

La mostra si configura così come un’unica messa in scena, in cui opere di materiali e dimensioni diverse concorrono a destabilizzare la percezione e a ridefinire il rapporto tra spazio, visione e racconto. Un progetto coerente con la ricerca di Pietroniro, artista nato a Toronto nel 1968 e attivo da anni sulla scena internazionale, la cui pratica continua a interrogare il reale come forma di illusione.
Nell’ambito delle iniziative collaterali, il 6 febbraio 2026 Giuseppe Pietroniro sarà protagonista di un incontro del ciclo ARTalk, in dialogo con Marinella Paderni, promosso dall’Accademia di Belle Arti di Bologna in occasione di ART CITY Bologna 2026.



