La Stagione d’Opera 2026 al Teatro Regio di Parma inaugura con Shirin Neshat

Il capolavoro riformista di Gluck "Orfeo ed Euridice" torna al Teatro Regio di Parma dopo trentanove anni in un nuovo allestimento firmato da Shirin Neshat

Sarà Orfeo ed Euridice di Christoph Willibald Gluck, nella versione viennese del 1762, ad aprire la Stagione d’Opera 2026 del Teatro Regio di Parma. Un ritorno atteso, a distanza di trentanove anni dall’ultima presenza in cartellone, che si carica oggi di nuovi significati grazie a un allestimento inedito affidato a Shirin Neshat, artista tra le voci più incisive della scena contemporanea internazionale, qui al suo debutto registico al Regio.

L’opera, azione teatrale per musica in tre atti su libretto di Ranieri de’ Calzabigi, sarà diretta da Fabio Biondi, anch’egli per la prima volta sul podio del Teatro Regio, alla guida della Filarmonica Arturo Toscanini e del Coro del Teatro Regio di Parma preparato da Martino Faggiani. In scena, Carlo Vistoli nel ruolo di Orfeo, Francesca Pia Vitale come Euridice e Theodora Raftis nei panni di Amore.

Il progetto registico di Neshat innesta sul palcoscenico un secondo livello narrativo: una trama di immagini filmiche, girate a Parma nelle settimane precedenti al debutto, che si sovrappone all’azione musicale e ne amplifica la dimensione emotiva. Orfeo ed Euridice non sono più figure mitologiche astratte, ma corpi fragili e profondamente umani, immersi in un paesaggio interiore fatto di amore, lutto, incomunicabilità. Il bianco e nero, cifra visiva distintiva dell’artista, diventa il linguaggio ideale per restituire le tensioni che attraversano l’opera: vita e morte, luce e oscurità, coscienza e subconscio.

Nella lettura di Neshat, Orfeo è un uomo lacerato, incapace di distinguere tra realtà e illusione dopo il suicidio di Euridice, travolta a sua volta dalla perdita di un figlio e dall’incapacità del marito di condividere il dolore. Gli inferi si trasformano così in uno spazio mentale, un tribunale della coscienza in cui il protagonista affronta le ombre di sé stesso, la memoria, la colpa e il limite umano. Il viaggio mitologico diventa un percorso esistenziale, un attraversamento dell’oscurità che interroga il senso stesso dell’amore e della redenzione.

Sul piano musicale, Fabio Biondi mette in luce l’eccezionalità della partitura di Gluck, sottolineandone il carattere riformista e la sorprendente modernità. Un organico orchestrale snello ma ricco di colori, una scrittura che rifiuta il virtuosismo fine a sé stesso e costruisce un flusso drammatico continuo, capace di sostenere l’intensità emotiva dell’azione scenica. Orfeo ed Euridice non si offre come un’opera che “parla da sola”: richiede un lavoro interpretativo profondo, volto a restituirne mobilità, tensione e chiarezza espressiva.

A completare il progetto, due incontri pubblici con Shirin Neshat, pensati come momenti di dialogo e approfondimento. Il primo si terrà il 20 gennaio 2026 al Ridotto del Teatro Regio di Parma, in conversazione con Michele Guerra e con la proiezione di alcuni film storici dell’artista; il secondo il 22 gennaio all’Auditorium Paganini, nell’ambito del progetto Mi prendo il mondo, dedicato al confronto con le nuove generazioni.

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