Il tempo dell’arte in mostra alla Fondazione Memmo

Il nuovo capitolo di Conversation Piece riflette sulla durata, l’attesa e la trasformazione attraverso cinque artisti internazionali in residenza a Roma

Esiste un tempo interno alle opere d’arte? Come si percepisce, come si misura e quale valore assume, reale o simbolico, nel processo creativo? Parte da queste domande l’undicesimo capitolo di Conversation Piece, ciclo di mostre con cadenza annuale a cura di Marcello Smarrelli, dedicato agli artisti italiani e stranieri che scelgono Roma come luogo di residenza e di ricerca. 

Negli spazi della Fondazione Memmo la collettiva Affrettati Lentamente (il titolo è un ossimoro ispirato alla locuzione latina festina lente) raccoglie le opere di Henry Taylor, Alicja Kwade, vincitrice del Premio Roma 2025-26 presso l’Accademia Tedesca Roma Villa Massimo, Paul Maheke e Enrique Ramírez, entrambi pensionnaires 2025-26 presso l’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici, e Prem Sahib, BSR – British School at Rome Abbey Fellow 2025-26. 

Numerosi gli ospiti della serata, accolti nelle sale e nel cortile di Palazzo Ruspoli dalle direttrici della Fondazione Memmo, Anna d’Amelio Carbone e Fabiana Marenghi Vaselli. Partecipano al vernissage il direttore artistico del MAXXI Francesco Stocchi con l’artista Ala d’Amico, la direttrice del museo Madre Eva Fabbris, la direttrice artistica dell’American Academy in Rome Ilaria Puri PuriniCecilia Pecorelli di Galleria Continua, la Visual Art Residency and Programme Curator della British School at Rome Marta Pellerini, i galleristi Michel Rein, Lorcan O’Neill e Mauro Nicoletti, gli artisti Alberto di Fabio, Miltos Manetas, Ekaterina Panikanova, Federico Pietrella, Fabrizio Sartori e Maurizio Savini. E poi i curatori e storici dell’arte Mirta D’Argenzio, Salvatore Lacagnina, Davide Lunerti e Alessandra Mammì, la senior project manager del Marcel Duchamp Prize Elisa Ganivet, l’imprenditrice e collezionista Silvia Fiorucci, il collezionista Massimo Sterpi.

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