Nel dibattito contemporaneo sull’intelligenza artificiale, la macchina viene spesso raccontata come uno strumento efficiente, neutrale, progettato per risolvere problemi. Non-Binary Machines, la mostra bipersonale di Silvia Bigi ed Eleonora Roaro da WIZARD LAB a Milano, sceglie invece di collocarsi nel punto in cui la macchina smette di funzionare secondo le aspettative, esita, devia, chiede un intervento umano. Il titolo della mostra rimanda alla distinzione formulata da Alan Turing tra macchine automatiche e macchine-oracolo, ripresa più recentemente da James Bridle. Se le prime eseguono istruzioni determinate, le seconde si arrestano davanti all’indecidibile, aprendo uno spazio di scelta e responsabilità. Bigi e Roaro abitano proprio questa soglia, usando l’intelligenza artificiale non per simulare l’umano, ma per metterne in discussione i dispositivi culturali, storici e simbolici.

Nel progetto Sola, l’artista Silvia Bigi, finalista al Talent Prize 2025, lavora sulla figura di Francesca Alinovi, critica d’arte e docente universitaria assassinata nel 1983. Il punto di partenza è una traccia minima e ossessiva: la parola sola, ripetuta decine di volte in una pagina del suo diario. Da qui nasce un chatbot basato su tecnologia di Retrieval-Augmented Generation, addestrato sull’intera produzione scritta di Alinovi, oggi in gran parte relegata ad archivi e biblioteche. Il chatbot non ha funzione mimetica né celebrativa. Al contrario, Bigi lo utilizza come una macchina dell’assenza: uno strumento che non restituisce una voce integra, ma ne amplifica la mancanza. I dialoghi, riservati all’artista, producono frammenti testuali che vengono successivamente trasferiti su tessuto attraverso monotipi. Il linguaggio si fa superficie, impronta, residuo. Il testo non comunica, ma sedimenta. In questo processo, la macchina non archivia il passato: lo rende instabile, esposto, vulnerabile.

Parallelamente, il chatbot assume anche il ruolo di curatore, ideando performance partecipative che richiedono l’attivazione di corpi umani. L’automazione lascia spazio a una coreografia di relazioni in cui l’agency è distribuita e mai del tutto controllabile. Se Bigi lavora sulla memoria e sulla riattivazione di una voce silenziata, Eleonora Roaro concentra la sua ricerca sul corpo, sullo sguardo e sulle dinamiche di potere che attraversano la rappresentazione del femminile.
Il progetto Irma Vep, avviato nel 2023, prende il nome dall’iconica femme fatale interpretata da Musidora nel film Les Vampires di Louis Feuillade. Una figura ambigua, al tempo stesso oggetto e soggetto del desiderio, che Roaro assume come alter ego e avatar collettivo. In mostra, video, fotografie, disegni e una scultura IoT stampata in 3D costruiscono un ecosistema narrativo che dialoga con il concetto di male gaze e con le logiche delle piattaforme digitali. La scultura @irmavep_nowhere, replica di uno stivale indossato nel video, incorpora un chatbot che interagisce con gli utenti tramite Telegram, illuminandosi di rosa durante le conversazioni. La scelta della piattaforma non è casuale: Telegram è utilizzata anche dalle sex worker, e diventa qui uno spazio in cui le relazioni di potere vengono rese visibili e ribaltate.
Roaro mette in crisi l’immaginario patriarcale dell’intelligenza artificiale come assistente femminile docile e accomodante, progettata per intrattenere e trattenere l’utente. In Irma Vep, la macchina non serve, ma espone; non rassicura, ma disturba. Le artiste aprono uno spazio critico in cui la macchina diventa un interlocutore scomodo, un oracolo che non fornisce risposte ma rilancia le domande, restituendo all’intelligenza artificiale una dimensione politica, poetica e profondamente contemporanea.
Non-Binary Machines
Opening 28 gennaio
Dal 29 gennaio al 6 marzo 2025
WIZARD LAB – Milano


