Olimpiadi Culturali di Milano-Cortina 2026: un dialogo tra arte e territorio lombardo in attesa dell’evento sportivo più atteso degli ultimi mesi

Da Bellano a Sondrio fino a Milano, l’Olimpiade Culturale intreccia arte contemporanea, memoria storica e rappresentazione del paesaggio invernale

Quando si pensa a Olimpiadi e Paralimpiadi, il primo riferimento è naturalmente lo sport. Eppure, accanto alla dimensione agonistica, i Giochi rappresentano anche un’occasione di racconto culturale e di valorizzazione dei territori che li ospitano. In questo senso, l’arte diventa uno strumento privilegiato per accompagnare l’evento sportivo, offrendo chiavi di lettura che intrecciano paesaggio, memoria e immaginari collettivi.

Le tre mostre realizzate a Bellano, Sondrio e Milano nell’ambito dell’Olimpiade Culturale di Milano-Cortina 2026 si inseriscono proprio in questa prospettiva. Pur nella diversità dei linguaggi e dei contesti, tutte ruotano attorno a un nucleo tematico comune — la montagna, la neve, l’inverno — declinato secondo specificità territoriali e curatoriali differenti.

A Bellano, il progetto BAC – Bellano Arte Cultura mette in dialogo arte contemporanea, tradizione locale e paesaggio naturale. La mostra Elegia per un ghiacciaio di Marco Cordero, ospitata tra il Museo Giancarlo Vitali e lo spazio di San Nicolao Arte Contemporanea, affronta il tema della montagna come corpo fragile e stratificato, segnato dal tempo e dalla crisi climatica. Le sculture in carta, pietra e metallo di Cordero, insieme all’installazione video che dà il titolo alla mostra, evocano la metamorfosi dei ghiacciai e la perdita dei “futuri” immaginati, senza ricorrere a una narrazione esplicativa ma affidandosi a un registro poetico e suggestivo.

Il dialogo con le opere di Danilo Vitali, in particolare le sculture in rame che richiamano la stratificazione geologica e la sedimentazione del sapere, e con la pittura visionaria di Giancarlo Vitali rafforza l’idea di Bellano come palinsesto culturale. Qui la montagna non è solo soggetto iconografico, ma diventa metafora di un rapporto complesso tra uomo e ambiente, che dal contesto locale si apre a una riflessione globale.

A Sondrio, la mostra Le nevi dell’altro anno, curata da Elena Pontiggia al MVSA, sposta l’attenzione dalla dimensione ecologica a quella percettiva e simbolica della neve. Il percorso attraversa un arco temporale ampio e mette in relazione opere molto diverse tra loro: dai paesaggi montani di primo Novecento alle interpretazioni più liriche e concettuali del secondo dopoguerra e degli anni recenti. La neve emerge ora come elemento dominante del paesaggio naturale, ora come presenza che invade lo spazio urbano, ora come superficie astratta o appena suggerita.

Opere come quelle di Carlo Fornara o Enzo Morelli dialogano idealmente con esiti più essenziali e rarefatti, come quelli di Giosetta Fioroni, mentre le vedute urbane innevate riportano l’attenzione su Milano, uno dei poli centrali dell’immaginario olimpico. Ne risulta una riflessione sulla neve come elemento instabile e malinconico, legato alla memoria, alla caducità e al tempo, più che a una rappresentazione naturalistica.

A Milano, infine, la mostra L’Italia sulla neve, ospitata al Castello Sforzesco, affronta il tema da una prospettiva storica e mediatica. Attraverso manifesti, riviste illustrate, cataloghi commerciali ed ephemera provenienti dalla Raccolta Bertarelli, il percorso racconta la costruzione dell’immaginario degli sport invernali e del turismo alpino tra fine Ottocento e Novecento. La montagna e la neve diventano qui oggetti di comunicazione, desiderio e consumo, legati allo sviluppo economico e alla diffusione di nuove pratiche sportive. Accanto alla grafica pubblicitaria e alle testimonianze legate alle Olimpiadi storiche, emergono anche materiali più quotidiani, che restituiscono la pervasività dell’immaginario invernale nella vita di tutti i giorni. In questo contesto, lo sport appare meno come gesto atletico e più come fenomeno culturale e sociale, costruito e diffuso attraverso l’immagine.

Pur seguendo traiettorie diverse, le tre mostre condividono un obiettivo comune: preparare l’appuntamento olimpico attraverso una riflessione culturale diffusa, capace di andare oltre l’evento sportivo. Bellano, Sondrio e Milano offrono così tre sguardi complementari sul tema dell’inverno, raccontandolo come spazio di confluenza tra natura, storia e immaginario collettivo.

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