Mimmo Rotella, vent’anni dopo. L’attualità di uno strappo

A due decenni dalla scomparsa, l’opera del maestro del décollage continua a interrogare l’immagine, l’identità e la città contemporanea

Sono passati vent’anni dalla scomparsa di Mimmo Rotella (Catanzaro, 7 ottobre 1918 – Milano, 8 gennaio 2006), ma la sua opera continua a esercitare una forza dirompente, capace di parlare al presente con una radicalità che non conosce attenuazioni. Artista centrale del secondo Novecento, protagonista della scena internazionale tra Europa e Stati Uniti, Rotella ha attraversato linguaggi e movimenti mantenendo sempre intatta una tensione sperimentale che ha fatto dello strappo un gesto poetico e politico insieme.

La sua ricerca prende forma a partire dalla fine degli anni Cinquanta, quando l’invenzione del décollage segna una frattura decisiva con la pittura tradizionale. Strappare i manifesti pubblicitari dai muri urbani non è per Rotella un’azione distruttiva, ma un atto di rivelazione: ciò che emerge è una nuova immagine, stratificata, lacerata, intrisa di tempo e di memoria collettiva. Il muro della città diventa così una superficie viva, un archivio inconscio della modernità, in cui cinema, consumo, politica e desiderio si sovrappongono.

Rotella intercetta prima di molti altri la potenza iconica dei mass media e la fragilità della loro retorica. I suoi manifesti strappati non celebrano l’immagine, ma ne mostrano l’usura, la caducità, l’impossibilità di restare intatta. In questo senso, la sua opera si pone in dialogo con il Nouveau Réalisme, ma mantiene una posizione autonoma, più ruvida e meno conciliatoria, lontana da qualsiasi estetizzazione nostalgica della città.

Negli anni Sessanta e Settanta la ricerca si amplia e si complica. Accanto ai décollage compaiono i retro d’affiches, i blanks, le sovrapitture, fino alle sperimentazioni fonetiche e poetiche. Rotella non smette mai di interrogare il linguaggio, visivo e verbale, mettendone in crisi i codici. La sua è un’arte che lavora per abrasione, per sottrazione, per corto circuito, rifiutando ogni forma di pacificazione formale.

Un aspetto meno raccontato ma fondamentale della sua opera è il rapporto con l’identità e con il sé. L’autoritratto, nella pratica di Rotella, non è mai un esercizio narcisistico, bensì un campo di sperimentazione concettuale. Il volto dell’artista diventa materiale tra i materiali, superficie da strappare, maschera da manipolare, immagine da decostruire. Come accade per la pubblicità o per le star del cinema, anche il soggetto-autore viene sottoposto alla stessa forza di consumo e di trasformazione.

In questo senso, Rotella si inserisce in una tradizione che va da Picasso a Bacon, passando per Giacometti e Warhol, ma ne sovverte i presupposti: l’io non è mai stabile, non è mai definitivo, è sempre attraversato da tensioni, da rotture, da slittamenti di senso. La sua pratica anticipa molte riflessioni contemporanee sull’identità come costruzione fluida, esposta, vulnerabile.

A vent’anni dalla sua morte, l’opera di Mimmo Rotella appare dunque tutt’altro che storicizzata. Al contrario, conserva una sorprendente attualità, soprattutto in un’epoca dominata dall’iperproduzione di immagini e dalla loro rapidissima obsolescenza. Lo strappo rotelliano continua a essere una forma di resistenza, un gesto critico capace di incrinare la superficie levigata del presente.

Non è un caso che proprio oggi Catanzaro, la sua città natale, renda omaggio all’artista con un progetto espositivo che ne rilegge la poetica a partire dall’autoritratto. Dal 9 gennaio al 29 marzo 2026, la Casa della Memoria di Catanzaro ospita Autorotella, mostra a cura di Alberto Fiz promossa dalla Fondazione Mimmo Rotella. Un’esposizione dal forte valore simbolico, allestita nella casa-museo dove l’artista è cresciuto accanto alla madre modista, luogo denso di ricordi e stratificazioni biografiche.

La mostra prende avvio da opere conservate nella Casa della Memoria per poi ampliarsi grazie a importanti prestiti della Fondazione, costruendo un percorso che attraversa trent’anni di lavoro, dal 1969 al 1999. In dialogo diretto con l’autobiografia Autorotella, il progetto mette in relazione parola e immagine, restituendo l’autoritratto come dichiarazione di poetica e dispositivo critico.

L’inaugurazione è prevista per giovedì 8 gennaio 2026 alle ore 17.30, in occasione dell’anniversario della scomparsa dell’artista. Intervengono Nicola Fiorita, Sindaco di Catanzaro, Donatella Monteverdi, Assessore alla Cultura, Nicola Canal, Presidente della Fondazione Mimmo Rotella, e il curatore Alberto Fiz. Un appuntamento che non è solo commemorativo, ma invita a rileggere Rotella come uno degli artisti più lucidi e radicali del nostro tempo.

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