Brescia, la Vittoria Alata e lo sport: il mito riletto da Francesco Vezzoli

Un progetto site-specific al Capitolium collega l’eredità classica ai valori simbolici della competizione sportiva

È Francesco Vezzoli a firmare il progetto che mette in dialogo la Vittoria Alata di Brescia con lo spirito olimpico di Milano-Cortina 2026. Un’operazione che nasce da un’intuizione precisa: riportare al centro il mito della vittoria come forma simbolica, capace di attraversare i secoli e parlare ancora al presente.

L’idea affonda le radici nella tradizione più antica. Nell’Iliade, Achille sospende la guerra per istituire gare in onore di Patroclo: un gesto che segna l’origine dello sport occidentale come competizione rituale, alternativa al conflitto armato. Da allora, la vittoria diventa il fine comune tanto della guerra quanto dell’agone atletico, ma declinata in forme diverse.

«Dopo aver visto la Nike di Samotracia evocata alle Olimpiadi di Parigi, ho pensato che anche Brescia dovesse partecipare simbolicamente ai Giochi», spiega Stefano Karadjov, direttore di Fondazione Brescia Musei. Il 2026, del resto, coincide con il bicentenario del ritrovamento della Vittoria Alata, scoperta nel 1826 nell’area del Capitolium di Brixia.

Il 17 gennaio la fiaccola olimpica attraverserà proprio questo luogo, accendendo il braciere in prossimità della sala che ospita la statua, all’interno del nuovo allestimento ideato da Vezzoli. L’installazione, Victoria Mater. L’idolo e l’icona, visitabile fino al 12 aprile 2026, rilegge l’iconografia della Vittoria mettendola in relazione con i valori della competizione sportiva e della memoria collettiva.

Fulcro del progetto è il dialogo tra la Vittoria Alata e l’Idolino di Pesaro, prestito del Museo Archeologico Nazionale di Firenze. In una scenografia fortemente teatrale, il pubblico osserva inizialmente da una tribuna le due sculture, illuminate da una luce che richiama l’alba omerica. Le ombre dei bronzi si fondono sulla parete curva, trasformando la Vittoria in una sorta di Alma Mater che protegge la figura dell’Idolino, reinterpretato come atleta ideale.

Originariamente concepito come supporto per lucerne da banchetto, l’Idolino — bronzo di età augustea ispirato ai canoni di Policleto — perde qui la sua funzione decorativa per assumere un valore simbolico nuovo. Avvicinandosi, lo spettatore può cogliere dettagli come il bagliore dell’occhio, che rende la figura sorprendentemente viva.

Il progetto si inserisce in uno scambio più ampio tra Brescia e Firenze. In cambio del prestito, il museo fiorentino ospiterà la mostra Icone di potere e bellezza (11 dicembre 2025 – 9 aprile 2026), dedicata all’uso politico delle immagini nell’Impero Romano, con opere provenienti dal Capitolium.

Come ricorda Emanuela Daffra dell’Opificio delle Pietre Dure, ogni restauro e ogni riallestimento sono occasioni di conoscenza. In questa chiave, Vezzoli restituisce attualità al mito: la Vittoria, un tempo emblema di trionfi militari, abbandona lo scudo e si avvicina all’Idolino. La vittoria non è più conquista, ma relazione. E lo sport torna a essere il suo linguaggio simbolico.

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