Fino al 18 dicembre Hyperlocal Rebibbia trasforma il quartiere e il penitenziario più grande d’Italia in un unico paesaggio narrativo. La mostra a cielo aperto, nata in vista del Giubileo dei Detenuti 2025, racconta la complessità di un luogo spesso percepito solo attraverso stereotipi, portando all’esterno voci, immagini e storie che abitualmente restano chiuse dietro le mura.
Il progetto prende forma grazie alla collaborazione tra la redazione di Hyperlocal e un gruppo di diciassette detenuti che, per due mesi, sono diventati parte attiva del processo editoriale: scrittura, fotografia, ricerca di materiali, discussione collettiva. Ne è nato un racconto corale in cui il carcere appare come “un mondo alla rovescia”, specchio deformato ma sorprendentemente simile alla società libera, generatore di domande più che di risposte.


Il magazine realizzato durante il laboratorio non si sfoglia: si percorre.
È composto da 120 poster affissi su 20 tabelle metalliche, esposti sia nel Nuovo Complesso di Rebibbia, lungo l’area verde che costeggia la Porta Santa, sia nello spazio urbano davanti alla fermata della Metro B. Questa doppia presenza crea un dialogo immediato fra chi vive all’interno e chi attraversa quotidianamente il quartiere, un ponte simbolico che unisce due comunità solitamente separate.
A dare profondità visiva e narrativa al progetto contribuiscono fotografi, scrittrici e scrittori che hanno lavorato fianco a fianco con i detenuti, insieme a materiali d’archivio che ricostruiscono un immaginario stratificato: i progetti architettonici di Sergio Lenci, gli scatti di Tano D’Amico e Angelo Turetta, le immagini dai set dei film Fuori di Mario Martone e Cesare deve morire dei fratelli Taviani, le testimonianze delle compagnie teatrali attive in carcere, fino alla corrispondenza della detenuta trans Fernanda Farias De Albuquerque, da cui nacque il romanzo Princesa.


Il risultato è una geografia emotiva e culturale di Rebibbia, dove memoria, arte e partecipazione si intrecciano. Hyperlocal Rebibbia non è solo una mostra: è un esperimento editoriale e sociale che restituisce al pubblico una visione inedita del carcere come luogo abitato, attraversato da contraddizioni ma anche da creatività, relazioni e possibilità.
Promosso da Roma Capitale – Assessorato alla Cultura e finanziato con fondi europei Next Generation EU nell’ambito del PNRR Caput Mundi, il progetto dimostra come l’arte possa aprire spazi di ascolto e immaginazione anche dove sembra più difficile trovarli.


