«Napoli è radice e contraddizione, invenzione e memoria. È un luogo che ti trattiene ma allo stesso tempo ti lascia andare». Sabato de Sarno è un direttore creativo, anzi uno dei designer più talentuosi di questa strana stagione della moda che non si sa bene dove stia andando. Ha lavorato nei team di Prada, Dolce & Gabbana e Valentino, e fino a un anno fa era il direttore creativo di Gucci. Ha vissuto a Roma e a Milano. In questo periodo, in cui vive in una sorta di anno di transizione verso un nuovo impegno nel suo mondo abituale legato al fashion, però si è dedicato alle sue passioni. L’arte contemporanea, la ricerca estetica, l’interior design e la musica.

Curioso e attratto da tutto quello che seduce, essendo partenopeo di nascita e viaggiatore per vocazione, ha accettato l’invito a scrivere un libro che è una lettera d’amore verso la sua città natale: Napoli. Napoli infinita edizioni Cratèra, è il suo progetto editoriale realizzato in occasione delle celebrazioni per i 2500 anni di Napoli, dedicato alle storie e alle voci che abitano attualmente nella città e che sarà presentato il 13 dicembre 2025. Una narrazione corale la sua, che offre uno spaccato personalissimo di una città in continua evoluzione, che sorprende sempre. Dalla musicista La Nina al regista Edgardo Pistone, dal duo artistico Bianco-Valente all’artista Fabrizio Vatieri, fino ai fotografi Ciro Battiloro e Eleonora D’Angelo: voci e sguardi che attraversano strade e piazze di Napoli. Lo abbiamo intervistato, anche per sapere cosa gli è rimasto addosso della sua città.

Sabato, che cosa le piace di più di Napoli?
Il suo disordine. Che è anche la sua bellezza travolgente. In questo libro però ho voluto dare spazio anche a volti non troppo conosciuti di Napoli, che per me è un luogo delle origini e insieme un territorio culturale, dove interrogarmi e rinascere. Lo considero un viaggio attraverso una città vibrante ed eterna.
Lei è un designer, ma anche un creativo a 360 gradi.
In questo sono molto napoletano. Pieno di contrasti. Napoli infatti ti seduce e ti mette alla prova. E’ silenzio e caos.
Ma perché questo libro? Poteva pensare magari ad un omaggio creativo diverso.
Inizialmente è stato pensato come regalo alla città per i suoi 2500 anni, poi mi sono reso conto che il regalo l’ho fatto a me stesso: ho scoperto artisti e persone che mai avrei incontrato. È il mio sguardo sulla città. Però non ho la presunzione di rappresentare tutta la città, sia chiaro. Infatti Napoli non si può contenere in un libro, questa è una mia selezione parziale. Ci sono la fragilità della forma di Diego Cibelli e la forza delle parole del Museo Madre, poi ci sono le foto di Ambrosia Fortuna, performer e fotografa, che immortala la Tarantina, la trans dei vicoli dei Quartieri Spagnoli, ma con grandissimo rispetto.


Che cosa le manca di Napoli ora che vive a Milano?
Frequentare piazza Dante ad esempio, dove compravo i libri di moda e di fotografia. Girare in quel luogo non mi faceva sentire un intellettuale, ma una persona e basta. Napoli ti toglie le etichette, è molto inclusiva. Si sta tutti insieme. Sono tanti i napoletani, come a Roma sono tanti i romani. C’è una forte identità locale. Invece a Milano sono rimasti pochissimi milanesi.
Napoli artistica?
La scena artistica è curiosa, viva e molto radicale. Anche i fotografi vanno oltre il filtro estetico. A Napoli non si cerca la bellezza facile, si lavora sulle ferite e sulla complessità.
Il suo posto preferito?
Il museo Madre. Ma anche la Galleria Za za. Adoro andare alla ricerca di giovani artisti lontano dagli sterotipi come chi fotografa le contraddizioni dei quartieri spagnoli, dove il giorno del compleanno di Maradona portano in giro la sua immagine quasi fosse San Gennaro.
Di che cosa ha bisogno Napoli?
Di occasioni culturali per creare altre conversazioni. Napoli non vuole essere capita, si lascia esplorare.

Ha detto che come creativo è molto napoletano.
È vero, anche per me nello sbaglio c’è il bello. Nelle deviazioni c’è la strada per vedere posti nuovi. C’è stato un momento in cui facevo un sacco di cose insieme. Sono le esperienze che mi hanno fatto diventare quello che sono… Presto tornerò nella Moda ma voglio che sia una scelta molto pensata.
Napoli è fonte di ispirazione?
Nel mio lavoro specifico non proprio. Ma nel mio processo creativo come dicevo c’è la contraddizione, accostare cose molto diverse per sperimentare. Il coraggio di osare è molto napoletano. Sacro e profano. Tensioni che convivono e creano armonia.
Che cosa le interessa di più del suo lavoro?
Il saper fare. Mi interessa il processo della realizzazione. Sono ossessionato dai processi.


