C’è chi, lasciata una startup di successo, compra una villa o investe in una squadra di calcio. E poi c’è Justas Janauskas, l’uomo che ha trasformato gli abiti di seconda mano in un fenomeno planetario, che ha deciso di fare una cosa molto meno ovvia: finanziare i curatori. Co-fondatore di Vinted, l’imprenditore lituano entra nel mondo dell’arte dalla porta meno prevedibile, non come collezionista né come mecenate, ma come creatore di un’infrastruttura culturale pensata per mettere in movimento curatori, idee e istituzioni, la Upė Foundation.

Piattaforma pensata per facilitare scambi professionali tra il Baltico e il Regno Unito, la nascita della fondazione parte con uno scambio curatoriale di diciotto mesi tra Hayward Gallery e Tallinn Art Hall: un curatore britannico lavorerà in Estonia, mentre un curatore baltico arriverà a Londra. Un investimento significativo in una fase delicata per molte istituzioni inglesi, costrette da anni di tagli a rivedere priorità e sostenibilità. L’obiettivo dichiarato è creare connessioni nuove e durature, mettendo in dialogo ecosistemi culturali che solitamente si incrociano solo in modo episodico.
La scelta del Baltico non è solo sentimentale (Janauskas è lituano, come la sua compagna, la scrittrie e artista Gabija Grušaitė). La regione, uscita dalla transizione post-sovietica con strutture istituzionali leggere e una sorprendente libertà sperimentale, negli ultimi anni ha espresso comunità artistiche capaci di imporsi sulla scena internazionale, emblematico il Leone d’Oro vinto dalla Lituania nel 2019. È un contesto agile, reattivo, favorevole a un’iniziativa che mira a evitare percorsi prevedibili e a valorizzare geografie laterali.

Tuttavia Upė non vuole limitarsi alla direttrice Baltico-Londra. L’ambizione è espandere la rete andando oltre le rotte abituali dell’arte europea e tra le nuove partnership già annunciate spicca il Camden Art Centre, che dovrebbe ospitare il prossimo ciclo dello scambio curatoriale. Altre collaborazioni sono in valutazione, sempre con l’idea di attivare mobilità, dialoghi e confronti che non rispondano a logiche meramente istituzionali ma a una reale necessità di connessione.
Non sarebbe la prima intuizione insolita di Janauskas: Vinted era nata come un semplice scambio di vestiti fra amiche a Vilnius, prima di diventare un colosso della moda circolare. Chissà che ora non tocchi all’arte muoversi con la stessa rapidità virale.


