Dal 4 dicembre 2025 al 30 gennaio 2026 gli spazi di AlbumArte in via Flaminia 122 accolgono Pain Chain, la nuova personale di Lucia Tkáčová, voce centrale della scena artistica slovacca e autrice di un percorso che intreccia impegno politico, ricerca collaborativa e riflessioni sulla vulnerabilità contemporanea. Curata da Lýdia Pribišová, la mostra rappresenta uno dei rari progetti solisti dell’artista, sostenuto dallo Slovak Art Council e dall’Istituto Slovacco a Roma, con la collaborazione di PILOT (Bratislava) e AlbumArte.

Tkáčová costruisce un ambiente che si muove tra confessione e analisi, dando forma alle dinamiche interiori generate dalla crescita in un contesto familiare segnato dall’alcolismo. Il progetto affronta la condizione della codipendenza affettiva, un legame psicologico in cui l’identità di chi assiste una persona dipendente si contrae fino a perdere i propri confini. Ne emerge un racconto asciutto, privo di mediazioni estetizzanti, che rende visibili quelle zone d’ombra che restano inespresse all’interno delle relazioni familiari.
Gli elementi della mostra si ispirano alle costellazioni familiari, la pratica di dramma-terapia che porta alla luce le dinamiche nascoste nei sistemi relazionali. L’artista traduce questo metodo in un dispositivo visivo e performativo che diventa allo stesso tempo memoria, ricostruzione e atto di guarigione. Il dolore non è eluso, ma attraversato: Pain Chain mette in scena un processo di riconciliazione con la propria storia, trasformando la vulnerabilità in strumento critico.
Conosciuta per la sua attitudine interdisciplinare, Tkáčová attraversa media differenti — video, testo, oggetti, arazzi, ambienti immersivi, sculture pubbliche — e negli ultimi anni ha orientato la sua ricerca verso il potenziale terapeutico dei linguaggi artistici. In questa mostra, il passaggio dal commento politico alla cura emerge come un gesto di cambiamento: dalla resistenza alla trasformazione, dalla denuncia all’elaborazione profonda, dalle soluzioni concettuali al conforto concreto .
Pain Chain si inserisce così nelle traiettorie più urgenti dell’arte contemporanea, che indaga la sfera psicologica, l’intimità e l’impatto delle dinamiche sociali sui corpi individuali. L’opera di Tkáčová — già presentata in istituzioni internazionali come Art in General, la 54° Biennale di Venezia, KINDL, Migros Museum, mumok e Whitechapel Gallery — trova qui una nuova relazione con il pubblico romano, invitato a confrontarsi con fragilità condivise ma raramente raccontate ad alta voce.
La mostra è visitabile dal mercoledì al venerdì, dalle 16 alle 19, con ingresso libero.

info: albumarte.org


