Cosa lega l’arte contemporanea a un dipinto su pietra del Seicento? La risposta risiede nella materia.
Nell’arte del Ventunesimo secolo i materiali e il supporto sono diventati elementi centrali e sinergici all’opera stessa, in un dialogo di relazioni e rispondenze con il concetto e senza cui l’atto artistico non potrebbe esistere né sussistere. In un percorso attraverso storia e significati, Accademia Carrara rivela segreti nascosti e dettagli preziosi della pittura su pietra, attraverso una prospettiva fresca e attuale di lettura delle opere d’arte su materiali lapidei del Cinquecento e del Seicento. Una mostra che vale più di una lezione di Storia dell’Arte e offre i codici silenziosi per decifrare ciò che sta dietro all’iconografia, il legame fra committente, l’epoca in cui veniva realizzata, l’artista e il suo rilievo sociale.
Fra opere d’arte che sconfinano ogni tempo, curata da Patrizia Cavazzini con la collaborazione della direttrice Maria Luisa Pacelli, ARTE E NATURA è l’occasione di un viaggio durante le Festività di fine anno, per scoprire e capire cos’è l’arte attraverso le sue origini e perché nell’arte contemporanea i materiali naturali giochino un ruolo così importante.

Come spesso accade, la pittura su pietra del Cinquecento è un ritorno dal passato in seguito a un evento impattante, il Sacco di Roma. Apripista della tecnica fu Sebastiano del Piombo, offrendo oltre a una soluzione più duratura, una provocazione intellettuale: fino a che punto il supporto può partecipare al significato dell’opera? Dove termina l’intervento dell’uomo e dove inizia l’espressione della natura? Attraverso l’utilizzo della pietra, la bellezza, le venature, il colore stesso del supporto non sono più un dettaglio strutturale degli elementi, ma una parte integrante del soggetto raffigurato. E siccome a ogni cosa corrisponde una stima, la ricchezza o rarità del minerale, dal lapislazzulo all’agata, definiva il valore stesso dell’opera e lo status del committente. Pacificando il duello tra pittura e scultura, la pittura su pietra si rivelò una soluzione innovativa e ricca di sfide, fornendo l’illusione di una maggiore resistenza ai pericoli e al tempo rispetto alla tela.

Galleria Borghese, Roma

Tra le oltre sessanta opere esposte – firmate da artisti come Paolo Veronese, Orazio Gentileschi e Lavinia Fontana, un’opera merita una menzione speciale per il suo incredibile impatto: Stregoneria di Salvator Rosa. Dipinta a olio su ardesia nella metà del Seicento, quest’opera è realizzata su ardesia. Creando un vero e proprio cortocircuito visivo tra il buio della pietra e il chiarore dei pigmenti, amplifica l’atmosfera tenebrosa e misteriosa del soggetto, un mondo di magia e simbologie alchemiche.
Il percorso espositivo accompagna i visitatori alla scoperta di un linguaggio che, pur amato e diffuso – da Roma a Firenze, da Genova al Veneto – fu progressivamente abbandonato nell’arco di poco più di un secolo. Le opere esposte, realizzate su supporti come ardesia, alabastro, diaspro e ametista, rivelano le potenzialità di una materia che ha esercitato seduzioni alchemiche, ispirato valori di forza morale e aspirato, in ultima analisi, all’eternità. È in questi dettagli dell’arte del passato che vive una contemporaneità sempiterna.

Oltre la Mostra
La mostra ARTE E NATURA. Pittura su pietra tra Cinque e Seicento è parte di un programma dedicato alla natura e all’arte in relazione al contesto storico-culturale attuale.

Spicca, fra le proposte espositive, Orti Tintori di Paolo Chiassera, che si compone di una mostra all’interno delle sale e di un’installazione presso gli adiacenti giardini PwC. Un’immersione visiva e sensoriale, fra foglie ed elementi naturali, coinvolge i sensi e proietta il visitatore in un mondo naturale e dipinto. L’opera in interno, I Giardini di Sardegna, Cipro, Gerusalemme e Bergamoè una grande pittura a olio che corre su tre pareti della stanza, dove elementi vegetali e minerali si intrecciano e si trasformano in pigmenti, per rappresentare la natura da cui provengono. Proseguendo all’esterno, i Giardini PwC accolgono Orto tintorio di Bergamo, un’installazione permanente e viva, ottenuta dalla semina di due piante storicamente usate per la produzione di pigmenti pittorici, a conferma del legame indissolubile tra terra e colore. All’interno del terreno, l’installazione custodisce una piccola opera in bronzo, riprodotta su due stendardi dipinti a olio su tela, con i pigmenti ricavati dalle stesse essenze.

Per famiglie con piccoli esploratori, Arte e Natura Kids è un progetto dedicato per sperimentare, imparare e “seminare bellezza”.


