Il Madre porta l’arte contemporanea all’aeroporto di Napoli

Con un progetto strutturale avviato insieme al Madre, lo scalo partenopeo inaugura un nuovo modello italiano di collaborazione tra museo, territorio e infrastrutture

Negli aeroporti, luoghi progettati per la massima efficienza comunicativa, l’arte contemporanea può apparire un corpo estraneo. Eppure, negli ultimi anni, molti hub internazionali hanno trasformato terminal e aree d’imbarco in spazi di confronto culturale, investendo risorse significative e coinvolgendo artisti di primo piano. Un trend che ora trova a Napoli uno dei suoi esiti più strutturati grazie all’intervento della Fondazione Donnaregina per le Arti Contemporanee – Museo Madre.

Se Milano, Roma e Torino avevano già sperimentato modelli espositivi aeroportuali, è il progetto avviato da GESAC in collaborazione con il Madre e con l’associazione Amici del Madre a segnare un deciso cambio di passo. Non una semplice esposizione temporanea, ma un programma continuativo che integra produzione artistica, educazione e radicamento territoriale. Per il museo napoletano, l’ingresso a Capodichino rappresenta un’estensione naturale della propria missione pubblica: portare la contemporaneità nei luoghi della quotidianità, intercettando un pubblico vasto e trasversale che spesso non frequenta gli spazi museali.

Il primo tassello di questo percorso è arrivato nei mesi scorsi con due laboratori destinati ai ragazzi dei quartieri limitrofi allo scalo: uno dedicato ai paesaggi sonori e alle civiltà arcaiche, curato da Walter Maioli; l’altro, guidato da Marco Pio Mucci, centrato sulla simbologia popolare napoletana e sulle potenzialità del disegno. Un lavoro preliminare che testimonia la volontà della Fondazione Donnaregina di costruire un rapporto organico tra il museo, la comunità e il territorio aeroportuale, facendo dell’arte uno strumento di cittadinanza attiva.

La prima esposizione del ciclo è stata inaugurata nell’area imbarchi alla presenza di Angela Tecce, Presidente della Fondazione Donnaregina, di Eva Fabbris, Direttrice del Madre, e di Roberto Barbieri, Amministratore Delegato di GESAC. Si parte con Le massacre du printemps (2020) di Mathilde Rosier, opera coprodotta dallo stesso Madre insieme a Residency 80121. Un video che rilegge in chiave ironica e inquieta Le Sacre du printemps di Stravinskij, trasformando il mito scenico in una coreografia agricola ambientata in tre luoghi simbolo dell’area napoletana: le serre di Pompei, il porto industriale e il centro urbano, fino all’ex area produttiva e alla baia di Pozzuoli.

La scelta dell’opera sottolinea la direzione curatoriale del museo: utilizzare la piattaforma aeroportuale non come semplice vetrina, ma come contesto critico. La struttura del video, costruita sulla frizione tra il paesaggio antropizzato ripreso dall’alto e il gesto rituale dei danzatori, trova nell’aeroporto un amplificatore naturale. In un luogo in cui ogni segno è pensato per essere immediato, Rosier introduce uno sguardo che eccede la funzionalità, invitando a interrogare il territorio napoletano nella sua complessità ecologica, storica e sociale.

Per il Madre, Capodichino diventa così un presidio culturale alternativo, capace di intercettare il flusso globale dei passeggeri e trasformarlo in occasione di riflessione. Il terminal si configura come un nuovo capitolo della politica museale della Fondazione Donnaregina, che già da anni lavora per portare l’arte fuori dalle sale istituzionali, innestando la contemporaneità nei luoghi della vita urbana.

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