Acqua Fantastica: flussi e riflessi tra arte e letteratura con Andrea Lombardinilo

Al Palazzo delle Pietre di Roma, l’acqua emerge come rifugio e disastro, metafora dell’immaginario italiano contemporaneo in dialogo tra letteratura, pittura, architettura e istituzioni

Nel cuore di Campo Marzio, dove le fondamenta poggiano sulle antiche Terme di Nerone, il Palazzo delle Pietre si offre come uno spazio dove il tempo sembra stratificarsi: reperti archeologici dialogano con icone del design e le venature dei marmi antichi si fondono con le linee del pensiero contemporaneo. Questa architettura ibrida, nata dalla visione dell’ingegnere Carlo Mazzi, realizza l’ambizione di creare non un semplice alloggio, ma “un dialogo tra passato e futuro”. È in questo contesto denso di significato che si inserisce il progetto curatoriale FraMmenti Club, ideato da Patrizia Albano con la missione di “tessere un dialogo fra intelligenze”, trasformando il palazzo in un’agorà contemporanea.

«L’acqua – racconta Clara Tosi Pamphili – non è un tema decorativo ma una necessità. Ogni anno abbiamo un tema; quest’anno è venuta l’acqua», spiega, evocando un libro di una scrittrice indiana in cui la madre è rifugio e insieme disastro. L’acqua, prosegue, è metaforicamente materna, “qualcosa di fetale, di crescita”, e allo stesso tempo luogo di tragedie: “nella mia testa c’erano solo disastri sull’acqua”. Da qui l’idea di confrontarsi con “qualcosa di infinitamente sicuro e infinitamente pericoloso”, che la curatrice riconosce come metafora della critica: uno spazio che sembra proteggere ma, se preso sul serio, mette in discussione. Il tema nasce anche dal paesaggio di Roma, il Tevere, le fontane e dall’esperienza al Padiglione Italia di Architettura “TERRÆ AQUÆ. L’Italia e l’intelligenza del mare” dove Clara Tosi Pamphili è stata chiamata a coinvolgere artisti in dialogo con le ricerche sui waterfront e sui confini portuali curate da Guendalina Salimei. È su questo crinale ambivalente che si colloca il percorso critico tracciato da Andrea Lombardinilo, sociologo dei processi culturali e Presidente della Quadriennale di Roma, nella sua lezione intitolata “L’arte come acqua fantastica”. Un viaggio condotto per associazioni di immagini, che ci permette di navigare tra correnti estetiche e sensibilità diverse. La prima tappa di questo itinerario ci porta sulle rive vitalistiche e sensuali del Decadentismo.

Il viaggio nel sentire acquatico dell’arte italiana inizia con la sensibilità equorea di Gabriele D’Annunzio. Ne “L’onda” da Alcione, l’elemento marino è una forza dinamica, una materia più armonica nelle sue palpitazioni rispetto alla visione romantica di un William Turner, dove la natura assale l’opera dell’uomo. Questa energia vitale non fu solo letteraria, ma il fulcro di un vero e proprio cenacolo artistico: nel convento di Francavilla al Mare, l’amico pittore Francesco Paolo Michetti ospitò D’Annunzio mentre questi, coniando il neologismo “capolavorare”, dava vita a Il piacere. Era un sentire condiviso, tradotto in pittura da Michetti e nelle illustrazioni da artisti come Adolfo De Carolis.
Dal vitalismo dannunziano si passa allo sguardo fenomenologico di Italo Calvino, a cui non a caso è stata dedicata una recente edizione del Premio Michetti. Nel capitolo “Lettura di un’onda” di Palomar, l’approccio si inverte: l’onda cessa di essere un’entità viva in cui immergersi e diviene un oggetto di studio, un fenomeno da smontare e ricomporre con un approccio analitico che è pura osservazione contemplativa, quasi scientifica.

Questo filo rosso, che unisce suggestioni letterarie e visive, giunge fino a Fantastica, la mostra della Quadriennale. In Fausto Pirandello, artista in parte cannibalizzato dalla fama del padre Luigi e presente nella sezione storica del ’35, l’acqua de Il bagno è una “circostanza” invisibile ma essenziale all’azione. Nel contemporaneo, il paradigma si inverte: nell’opera di Giulia Cenci, secondary forest, la sua totale assenza diviene simbolo di una foresta scarnificata, prosciugata di ogni linfa vitale, dove la potenza dell’elemento è evocata dal suo vuoto. Nonostante i radicali cambiamenti di prospettiva, una cosa appare chiara: l’acqua rimane un catalizzatore simbolico capace di riflettere le ansie, le speranze e i paradigmi culturali di ogni epoca. 

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