Le Gallerie d’Italia – Napoli dedicano una grande mostra a un Seicento diverso da quello che siamo abituati a conoscere: un Seicento raccontato attraverso lo sguardo, la voce e la presenza delle donne. Dal 20 novembre 2025 al 22 marzo 2026, Donne nella Napoli spagnola. Un altro Seicento propone un percorso innovativo e ambizioso che ribalta l’immagine codificata della città barocca, restituendo centralità a artiste, musiciste, collezioniste e protagoniste di quella stagione culturale.
L’esposizione nasce sulla scia del successo dedicato ad Artemisia Gentileschi e rappresenta la prima indagine organica sul ruolo femminile nella Napoli del Viceregno. Una ricerca che si muove tra documenti, committenze, opere celebri e presenze rimaste ai margini, con l’obiettivo di costruire una base solida per nuovi studi in un campo ancora sorprendentemente poco esplorato.

Spiega Michele Coppola, Executive Director Arte, Cultura e Beni Storici – Intesa Sanpaolo e Direttore Generale Gallerie d’Italia: «Noi non ci limitiamo a condividere un patrimonio di quadri, sculture, opere nostre o in sintonia e sinergia con realtà museali e collezioni private da ogni parte del mondo. Il museo è un luogo che indaga e che si rende conto di come esista una responsabilità per questi presidi culturali di continuare a studiare, portare nuove chiavi di lettura e approfondire attraverso nuove ricerche. Ecco, il lavoro dedicato all’altro Seicento nasce proprio con questa volontà».
Il percorso si apre con due figure “forestiere”, Lavinia Fontana e Fede Galizia, artiste che lavorarono per collezionisti napoletani all’inizio del secolo. Le loro opere dialogano con le novità del naturalismo introdotto da Caravaggio, mostrando quanto la città fosse già allora un nodo vitale di traffici culturali, scambi e influenze.
A segnare momenti decisivi della narrazione sono poi gli anni napoletani proprio di Artemisia Gentileschi — raccontata attraverso dipinti di straordinaria qualità, alcuni mai esposti in Italia — e il breve ma significativo passaggio di Giovanna Garzoni. Accanto a loro emerge la potente personalità della napoletana Diana De Rosa, conosciuta come “Annella di Massimo”, artista dotata di un tratto originale e vigoroso, spesso considerata il vero contraltare locale della Gentileschi.

Una sezione è dedicata alle figure femminili che animarono la scena musicale e teatrale della città: Adriana Basile, celebre cantante e musa delle corti italiane, e Giulia De Caro, che trasformò un passato di prostituzione in una carriera affermata di impresaria teatrale, simbolo di riscatto e autodeterminazione nell’Europa barocca. Il racconto mette in luce anche storie meno note ma essenziali: quella della pittrice e miniatrice Teresa Del Po, o della ceroplasta Caterina De Iulianis, il cui lavoro è posto in dialogo con la grande scultrice andalusa Luisa Roldán, in un confronto che rivela la forza dell’immaginazione femminile al di là dei confini.
Prestiti eccezionali arricchiscono l’esposizione, tra cui il magnifico ritratto di Maria d’Ungheria di Velázquez e la celebre Maddalena Ventura, la “donna barbuta”, immortalata da Ribera: due immagini potenti che raccontano identità, ruoli e rappresentazioni del femminile nella Napoli del Seicento. La mostra, curata da Antonio Ernesto Denunzio, Raffaella Morselli, Giuseppe Porzio ed Eve Straussman-Pflanzer, gode del patrocinio dell’Ambasciata di Spagna in Italia e del Comune di Napoli.
Info: gallerieditalia.com/it/napoli


