Reinventare il cinema e la pellicola, “Frame Time Open” al MAXXI

La mostra esplora la poetica di Rosa Barba consolidandola come esploratrice dell'arte visiva contemporanea grazie ad un approccio unico

Una retrospettiva che celebra l’autrice e filmmaker visionaria Rosa Barba al MAXXi Museo nazionale delle arti del XXI secolo di Roma dal titolo Frame Time Open sarà aperta al pubblico fino all’8 marzo 2026. Nella mostra sono presenti una selezione di opere scultoree realizzate dall’artista e in più una nuova opera audiovisiva di circa venti minuti girata in 35 mm co-commissionato dal MAXXI con CAM – Centro de Arte Moderna Gulbenkian e coprodotto da Fondazione in Between Art Film e Hamburger Kunsthalle dal titolo Myth and Mercury e una scultura inedita chiamata They Are Taking All My Letters.

Una figura pionieristica nell’arte visiva contemporanea

Rosa Barba è tra le artiste più note e conosciute a livello internazionale, protagonista di primo piano nella scena artistica contemporanea, una ricorrenza dell’autrice è lavorare con gli stilemi dello spazio cinematografico, rielaborandoli attraverso il suono e la luce. In venti anni di carriera e oltre ha realizzato strutture, installazioni o opere site specific che ridisegnano lo spazio a cavallo tra cinema, letteratura e scienza esplorando il tempo come materia fisica e concettuale.

«Il mio lavoro adotta un approccio concettuale che considera il cinema in un senso architettonico e come uno strumento, in cui l’ambiente, lo schermo e la proiezione possono essere combinati o spinti oltre, per creare un’altra dimensione spazio-temporale che è simultanea e va oltre il contesto dello spazio interno o esterno. L’incertezza e la speculazione esistono all’interno di questo spazio espanso. È una dimensione anarchica che offre una nuova base per pensare e agire, destabilizzando la vecchia gerarchia delle componenti del cinema, liberandole dai loro usi originari e permettendo loro di interagire in modi nuovi e imprevisti» – Rosa Barba: On the Anarchic Organization of Cinematic Spaces – Evoking Spaces beyond Cinema, 2018, pubblicato da Hatje Cantz, 2021.

Il pentagramma tridimensionale di Rosa Barba

Frame Time Open è il titolo della mostra che si sviluppa tramite un grande allestimento, ideato come un pentagramma a tre dimensioni, esposto su dei binari intrecciati, che man mano presentano al pubblico diverse installazioni ideate nel corso degli anni da Rosa Barba. L’elemento di fascinazione è che alcune di queste opere dialogano tra loro, ad esempio due cineprese posizionate in punti diversi della galleria puntano nel medesimo punto della parete e la luce riflessa forma delle geometrie inaspettate e artistiche. L’intera ala della galleria regala un grande disegno intrecciato, un unico grande sistema in acciaio e plexiglass che ospita 24 opere realizzate tra il 2009 e il 2025, in un lungo percorso libero con tre punti di accesso al pubblico.

Gli elementi cinematografici: pellicole, cineprese, bobine, schermi, sono accompagnati da un sottofondo sonoro ritmato che sottolinea il carattere sinestetico dell’intera mostra. Il Presidente della Fondazione MAXXI Maria Emanuela Bruni ha dichiarato: «Il MAXXI nasce come un osservatorio sul presente, un luogo in cui il linguaggio contemporaneo si intreccia con le eredità culturali e le visioni del domani. La ricerca di Rosa Barba incarna perfettamente questa missione: le sue opere, che attingono alla tradizione cinematografica, sono vere e proprie architetture di luce in movimento, capaci di indagare il tempo, la memoria e la realtà».

Un film inedito in 35 mm, Myth and Mercury

In questo nuovo film, esposto in un grande proiettore, nella Galleria 2 del museo romano, Rosa Barba offre il suo sguardo al Mediterraneo e alle sue sfumature, il film è stato girato infatti in varie località e questa realtà geografica è mostrata come un concetto in costante evoluzione, un insieme di energie visibili e invisibili. I primi secondi della pellicola presentano un’alternanza di sfarfallii, scintille, nubi di polvere e nuvole che scorrono e man mano lasciano spazio a dei volti di persone. Mentre scorrono le immagini in sottofondo c’è una voce femminile in Voice Over che legge alcune righe del Quaderni del carcere di Gramsci. I primi minuti presentano un alternarsi di bianco e nero, tra luci, ombre e di seguito il film si accende attraverso il celeste dell’acqua, del mare, regalando istantanee di gruppi di persone in località marittime, per le strade, con un grande vociare di bambini, ragazzi, passanti e cittadini tutti. La colonna sonora alterna dei ticchettii e delle percussioni delle inquadrature fredde a dei lievi arpeggi di chitarra nei contesti più calorosi, quotidiani e artistici.

Il film prosegue con alcune scene rappresentanti un vasto paesaggio panoramico nel Mediterraneo a ciel sereno, con una macchina ripresa in lontananza, in campo larghissimo. A tal proposito Rosa Barba varia costantemente l’angolo di ripresa, passando in maniera organica da inquadrature larghissime ai primissimi piani e ai dettagli, non solo sui volti delle persone, ma anche su alcuni animali, sulle gocce di acqua che scendono, sulle corde da pesca dei pescherecci che si immergono in mare. Il montaggio sonoro diventa parte integrante del film, alcuni versi di animali come gabbiani o uccelli arricchiscono il paesaggio visivo, così come gli arpeggi di chitarra si fanno più sinuosi e dolci in presenza delle persone nel paesaggio.

L’importanza del tempo nella mostra

Fulcro dell’esposizione è il passare del tempo che si tramuta in un flusso circolare fatto di luce, ritmo e trasparenza, man mano che scorrono i secondi le pellicole di alcune installazioni si aggrovigliano tra di loro fino a tornare al punto di partenza in un loop ipnotico e infinito, come ad esempio in Stage Archive: un archivio cinetico che diventa manifestazione di una temporalità fluida, in cui 13 pellicole d’epoca si muovono ciascuna in modo diverso, a seconda delle istruzioni attribuite ai rispettivi proiezionisti. Un altro esempio a proposito è l’opera intitolata Off Splintered Time in cui la celluloide della pellicola sfugge la sua funzione tradizionale formando un movimento frammentato e ininterrotto generando appunto un movimento ipnotico.

In conclusione Francesco Stocchi curatore della mostra ha dichiarato: «Frame Time Open restituisce la ricerca visionaria di Rosa Barba, trasformando il MAXXI in un paesaggio dinamico in cui cinema, scultura e luce ridefiniscono la percezione del tempo. In un percorso che mette in scena oltre vent’anni di ricerca, la mostra celebra una delle voci più originali dell’arte contemporanea, offrendo al pubblico un’esperienza unica che intreccia innovazione formale e profondità concettuale».

“Obiettivo sugli artisti” un omaggio a Elisabetta Catalano

A dieci anni dalla scomparsa di Elisabetta Catalano (1944 -2015) il MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo ha reso omaggio a una delle più grandi protagoniste della fotografia italiana con un focus intitolato Obiettivo sugli artisti. In mostra ci sono sedici stampe, tra vintage e modern, acquisite dal Museo grazie all’avviso pubblico Strategia Fotografia (2023), promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura. Nei suoi scatti convivono introspezione psicologica e vitalità creativa, il suo sguardo, attento e partecipe, ha fissato nel tempo i protagonisti di un’epoca, contribuendo a definire l’immaginario visivo dell’arte contemporanea. Il percorso espositivo mette in dialogo ritratti ufficiali e provini provenienti dall’Archivio Elisabetta Catalano, offrendo uno sguardo ravvicinato sul suo metodo di lavoro: una ricerca minuziosa fatta di tempi di posa, sguardi incrociati, incontri e sodalizi artistici. L’esposizione è così insieme omaggio e racconto: un ritratto della fotografa come testimone e protagonista della scena artistica e culturale che ha attraversato.

info: maxxi.art

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