Una Nuvola in movimento, performance e partecipazione ridisegnano la fiera

L'edizione 2025 di Roma Arte in Nuvola punta sul linguaggio più vivo del contemporaneo: «abbiamo alzato la qualità», afferma Polveroni

In un momento in cui molte fiere italiane arrancano e la geografia del mercato si sposta altrove, Roma Arte in Nuvola sceglie la strada opposta: crescere. L’edizione 2025 presenta una struttura più compatta, una curatela più attenta e una programmazione che conferma come Roma stia tentando — finalmente — di giocare una partita internazionale.

La Nuvola di Fuksas, spazio imponente e complesso da abitare, quest’anno accoglie oltre 140 espositori con una coerenza espositiva più riconoscibile rispetto alle passate edizioni. Il salto di qualità è percepibile nel disegno complessivo. Come osserva la direttrice artistica Adriana Polveroni, questo impegno è stato determinante:: «Penso ci sia stato un notevole impegno per alzare la qualità della fiera e per adeguare l’offerta alla maestosità e all’accoglienza degli spazi della Nuvola. La nostra è un’offerta ibrida, inclusiva: chi entra trova insieme una componente commerciale e una componente culturale. A cominciare dalle mostre allestite quest’anno».

Questa natura duplice prende forma nel modo in cui la fiera intreccia lo sguardo internazionale — con la Repubblica di Corea, paese ospite dell’Anno degli Scambi Culturali Italia–Corea — con una struttura curatoriale più solida. Fever State, che riunisce sei artisti coreani impegnati sul rapporto tra memoria, tradizione e innovazione tecnologica, apre la manifestazione a una dialogo più ampio, senza risultare decorativa.

Su questo asse culturale, il lavoro curatoriale si mostra quest’anno difatti particolarmente articolato. Gino Marotta è al centro di Universo Naturale–Artificiale (in Nuvola), a cura di Andrea Viliani in collaborazione con l’Archivio Gino Marotta; Mario Airò è protagonista di Tra acqua e luce, a cura di Adriana Polveroni; mentre Fabrizio Clerici è celebrato con Ultra Memoriam. A completare la dimensione contemporanea, Polveroni cura anche l’intervento site-specific di Paolo Canevari, e la collettiva fotografica Immagini Impossibili contribuisce a delineare un percorso più coerente tra pratiche storiche e nuovi linguaggi.

Un forte asse istituzionale, ma anche questioni strutturali da affrontare

La presenza congiunta di MAXXI, GNAMC, MUCIV, Residenze Reali Sabaude, Accademia di Belle Arti e Galleria d’Arte Moderna offre alla fiera un respiro istituzionale particolarmente solido, contribuendo a definire una rete che a Roma non sempre si è mostrata così compatta. Prestiti, acquisizioni e interventi museali rendono la manifestazione un punto di contatto significativo tra mercato e cultura.

Parallelamente, emergono alcune considerazioni legate all’esperienza del pubblico professionale, specificamente richieste da gran parte delle gallerie presenti in fiera. L’orario di apertura molto anticipato continua infatti a sovrapporsi al fitto programma di visite e incontri riservati che impegna i collezionisti nelle prime ore della giornata, con il risultato di ridurre il tempo effettivo che possono dedicare agli stand. In un mercato in cui conta più la qualità delle interazioni che la quantità, una riflessione su fasce orarie più in linea con le abitudini del settore — per esempio uno slittamento verso il mezzogiorno — potrebbe favorire una fruizione più equilibrata e funzionale.

Anche la sezione editoria resta collocata in un’area più defilata e compressa, pur registrando un pubblico che continua ad orientarsi con facilità e a rispondere con interesse ai contenuti proposti.

Un’altra area sensibile riguarda la selezione delle gallerie di contemporaneo. Pur mostrando miglioramenti evidenti, permane la sensazione che criteri più rigorosi potrebbero dare maggiore coerenza all’insieme. Su questo punto Polveroni difende il lavoro svolto: «Anche il contemporaneo è cresciuto: è un percorso impegnativo, con tempi lunghi, ma è un processo di affinamento e miglioramento che sta dando risultati».

La fiera si muove dunque dentro un equilibrio delicato: da un lato la volontà curatoriale di rafforzare qualità e coerenza, dall’altro la necessità — propria di una fiera privata — di garantire sostenibilità economica in un edificio e con una struttura organizzativa molto impegnativi.

Performance: il linguaggio più vivo della fiera

La sorpresa più evidente dell’edizione 2025 è la centralità delle performance, che emergono come il linguaggio più vitale dell’intera manifestazione. Non un elemento di contorno, ma un baricentro culturale capace di attivare un dialogo nuovo con il pubblico romano.

Tra gli interventi più significativi: Sonia Andresano, Landfall, esplorazione del corpo e dei suoi equilibri collettivi; Alix Boillot, L’Eternità, che riflette sul pianto come ciclo cosmico; Filippo Riniolo, Missione Space Y, pseudo-intervista lunare con Corrado Formigli; Marilisa Cosello, Try — performance radicale che elimina ogni mediazione scenica: due pugili, nessuno sfondo, solo il corpo come linguaggio e pensiero. Una grammatica fisica — attacco, difesa, schivata — che diventa un sistema cognitivo autosufficiente.

La risposta del pubblico è stata sorprendente e, per certi versi, rivelatrice. Polveroni lo sottolinea con fermezza: «Il fatto che performance — forme non acquistabili e spesso effimere — abbiano avuto così tanta attenzione indica una crescita e una maturazione reale del pubblico, soprattutto di quello romano, che si sta aprendo a linguaggi diversi dalla pittura e dalla scultura». Qui le performance non decorano la fiera: la interpretano, la ampliano e ne definiscono il respiro contemporaneo.

Una fiera che avanza, senza scorciatoie

Con Banca Ifis come main sponsor e una programmazione estesa che include studi visit e attività collaterali, Roma Arte in Nuvola 2025 appare come una fiera che sta trovando una propria traiettoria: più consapevole, più solida, più dialogica.

Non mancano margini di miglioramento — e, anzi, è proprio questo confronto con i propri limiti a segnare la maturazione dell’evento. Crescere significa misurarsi con le complessità, non eluderle. In un panorama nazionale spesso segnato da incertezze, Roma Arte in Nuvola sembra aver scelto un percorso chiaro: crescere senza scorciatoie, strutturarsi nel tempo, e guardare avanti con ambizione.
Un risultato tutt’altro che scontato.

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