In occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, il 25 novembre 2025 la galleria di Carlo Gallerati di Roma ospita Fragile, una selezione di opere di Alessia Nardi, a cura di Edoardo Marcenaro. Una mostra che usa il linguaggio della Pop Art per affrontare un tema che di leggero non ha nulla, ma che proprio grazie a quell’estetica diretta e spiazzante diventa più che mai urgente. Il curatore apre il percorso con un riferimento storico che graffia: lo ius osculi, l’antico diritto di bacio romano, un gesto apparentemente affettuoso che serviva in realtà a controllare la donna, verificando che non avesse bevuto vino – atto considerato infame quanto l’adulterio e punibile con la morte. Una violenza di sistema mascherata da intimità, da l’ironia amara delle opere di Nardi prende forma.


L’esposizione mette in scena questi cortocircuiti emotivi attraverso oggetti comuni trasformati in segnali d’allarme, come l’ago che trafigge un enorme cuore rosso per dire “Ti ago”, fino al paradosso di quel “Senza te nonsostare”, un divieto di sosta che domina un altro cuore, simbolo di un legame che si fa ossessione. Sono opere che giocano con la retorica dell’amore romantico, smontandola pezzo dopo pezzo fino a rivelarne la potenziale tossicità. Il lavoro più disturbante, Manifestoporno, utilizza ritagli di riviste pornografiche: un corpo femminile frammentato, violato, avvolto nel nastro “Fragile”, esposto in vetrina come merce. Una contraddizione volutamente insopportabile: disgusto e attrazione convivono, ricordando quanto la violenza possa essere normalizzata a livello visivo e culturale.
Come spiega Marcenaro: «Una contraddizione giocata sulla parola, una fragilità continuamente violata. Ti fa ribrezzo ma non riesci a smettere di guardare. La violenza sulle donne è da sempre un tema difficile da affrontare, al quale dovrebbe essere dedicato ogni giorno e non solo il 25 novembre».

Io parto dal prima non dalla fine/Dai segnali a cui non si dà peso/Dalle frasi travestite d’amore
Dalla ripetizione che diventa ossessione: segnali minimi, dalle frasi ripetute e travestite d’amore, da quelle micro-azioni che spesso non riconosciamo come campanelli d’allarme. Il suo pop è un linguaggio tagliente, sintetico, costruito su oggetti fuori scala, cornici-cartoon e parole ossessive, una strategia estetica che trasforma l’ironia in un’arma critica contro la banalizzazione della violenza. Accanto al Pop, l’artista porta avanti anche una ricerca sulle visioni urbane: tangenziali, gazometri, ponti, architetture fatiscenti che diventano metafore di una romanità fragile e imponente allo stesso tempo. Due filoni che si intrecciano in mostra in un continuo cortocircuito tra quotidiano e simbolico.

info: Galleria Gallerati


