Roma accoglie bocal, un vaso di luce per l’arte contemporanea

Sotto la direzione artistica di Isabella Vitale, lo spazio non profit dei Pieux Établissements è dedicato a un'estetica internazionale che si lascia osservare nella sua forma più pura

Perfettamente integrato nelle trame barocche del centro storico romano e alle spalle della chiesa San Luigi dei Francesi, bocal è un’iniziativa ideata e promossa da Pieux Établissements de la France à Rome, istituzione storica che estende la propria missione culturale verso la contemporaneità, ad oggi guidata dall’Ambasciatrice di Francia presso la Santa Sede, Florence Mangin, e da Fra Renaud Escande.

Affidato alla direzione artistica di Isabella Vitale, storica dell’arte e curatrice, lo spazio si pone come dispositivo critico e di visione in cui il gesto artistico può essere osservato nella sua forma più essenziale, quasi originaria. L’obiettivo è chiaro: dare visibilità a ciò che non è immediatamente percebile nemmeno all’occhio più attento, vetrina di un’arte libera e ben lontana dalle logiche del mercato. Il luogo infatti, resterà illuminato anche nei giorni di chiusura, permettendo così una fruizione visiva continua, invito discreto rivolto anche, e sopratutto, a chi non è più abituato a soffermarsi.

La prima voce di bocal, preludio di una storia appena cominciata che conduce a un nuovo modo di guardare l’arte, è Preziosa, doppia personale di Alix Boillot e Mercedes Klausner. Le artiste hanno attraversato Roma in momenti diversi e alcune delle opere esposte, sono il risultato dei periodi di studio trascorsi rispettivamente a Villa Medici e presso lo Studio Wicar. Ad accomunarle è un’implicita convergenza – quella che la curatrice Vitale definisce come «postura comune nel modo di guardare il mondo» – e che indirizza le loro ricerche sull’elemento dell’acqua, intesa come soglia da attraversare e interrogare, materia che prima nasconde e poi rivela ciò che solitamente scivola ai margini della percezione e che bocal, contenitore osmotico e permeabile, si presta impeccabilmente ad accogliere.

Nel lavoro di Alix Boillot, il video della performance Grace restituisce con precisione la relazione dinamica tra corpo, voce e trasformazione, cardine della sua pratica performativa. Giravolte è invece un progetto che parte da un atto concreto e collettivo: il recupero delle monete gettate nella Fontana di Trevi, attraverso l’azione della Caritas Roma. Successivamente fuse per costituire un ex-voto collettivo, il risultato finale è una sfera dorata, forma scelta dall’artista poichè simbolo di atomizzazione e totalità.

La ricerca di Mercedes Klausner si sviluppa invece attorno all’immagine dell’Acquedotto Felice e in particolare alla memoria dei graffiti incisi nel 1973 su un frammento d’intonaco proveniente dalle baracche addossate ai suoi archi, demolite l’anno precedente: un’immagine non addomesticata e che immediatamente affascina Klausner, risonanza inconsapevole di un Art Brut che tenta di lasciare una traccia nel mondo. L’opera La maison de l’aqueduc, rielabora quei segni sopravvissuti come tracce di una città nella città, stratificazione poetica e necessaria di racconti lontani, individuali e collettivi, di vite potentemente incise nella materia fragile dell’intonaco e riportate alla luce attraverso il disegno e l’installazione.