Pianta rampicante capace di adattarsi e resistere, la liana si fa simbolo di resistenza nella mostra di Binta Diaw Dove le liane s’intrecciano. Resistenze, alleanze, terre inaugurata al PAV Parco Arte Vivente lo scorso 31 ottobre. Si tratta di un progetto che esplora i legami tra la natura e il corpo femminile attraverso tematiche come la sopravvivenza ecologica e la resistenza. La mostra, curata da Marco Scotini, sarà visitabile fino all’8 marzo 2026 all’interno dell’edificio nella zona sud-est di Torino e consolida l’impegno del PAV Parco Arte Vivente nella costruzione di una nuova ecologia politica, in grado di riadattare i rapporti tra l’arte, natura e la società.

Un percorso di dialogo tra corpo, natura e memoria
La mostra presenta: Dïàspora (2021), un’installazione presentata alla Biennale di Berlino 2022, composta da una struttura penzolante, affine a una ragnatela e realizzata con trecce di capelli. L’opera evoca la resistenza silenziosa delle donne schiavizzate, che nascondevano semi e mappe nei capelli, trasformando la materia in archivio vivente e luogo di sopravvivenza clandestina. Dopodiché un’altra installazione presente alla mostra rielabora la pianta della nave negriera Brooks dal titolo Chorus of Soil (2019), realizzata con terra e semi, in cui le sagome degli schiavi si trasformano in germinazioni vegetali e la nave diviene un giardino di memoria e rinascita. La serie di lavori Paysage Corporel e Nature ha come protagonista il corpo dell’artista, trasformato e reinterpretato come paesaggio, mentre Naître au monde, c’est concevoir (vivre) enfin le monde commerelation presente nello spazio esterno si riferisce alle letture eco-femministe delle mangrovie in Senegal. Infine l’opera video Essere corpo sintetizza le connessioni tra memoria, corpo e natura, in cui lo spazio espositivo si rinnova in luogo di attraversamento e relazione con il vivente.


Una carriera votata al senso di appartenenza e alle questioni di genere
Nata a Milano nel 1995 Binta Diaw è cresciuta tra Italia e Senegal, si è formata presso l’Accademia di Belle Arti di Brera e all’École d’Art et de Design di Grenoble, in Francia. Il suo operato prevede spesso: installazioni, sculture, video, fotografia e performance, usando materiali naturali e simbolici terra, gesso, corde, capelli sintetici, ma anche bandiere arrotolate realizzando un linguaggio plastico che mette al centro l’esperienza fisica e sensoriale dello spettatore. Il lavoro di Diaw si nutre di prospettive afro-diasporiche, intersezionali e femministe, e si propone come un atto critico nei confronti della visione eurocentrica. Attraverso le sue opere, l’artista indaga un duplice strato dell’identità: la propria, in quanto donna nera in un contesto europeizzato; e quella collettiva, di un continente segnato da storie e geografie in dialogo e in conflitto. Le sue creazioni danno voce a memorie marginalizzate, promuovendo una visione del presente più consapevole, inclusiva e plurale.



