Al Gazometro l’installazione di Nannucci illumina il quartiere Ostiense

Il celebre neon torna ad accendersi sulla Capitale. Con “More than meets the eye” Nannucci ricorda al mondo come guardare

Quando nel 2015 Maurizio Nannucci accese sulla facciata del MAXXI il suo monumentale “More than meets the eye” offrì a Roma un monito chiaro: guardare non basta, occorre interpretare. La scritta al neon, entrata grazie al sostegno degli Amici del MAXXI nella collezione permanente del museo, è diventata negli anni una sorta di bussola poetica per chi attraversa il quartiere Flaminio. Oggi quell’invito si rinnova, trasportato in un contesto urbano carico di memoria industriale: il quartiere Ostiense.

Fino al 26 marzo 2026, una nuova declinazione dell’opera campeggia infatti sul Gazometro G3 nell’ambito della rassegna Arte al Gazometro, frutto della collaborazione tra MAXXI ed Eni. Inserita nel paesaggio con una verticalità sorprendente, la frase di Nannucci riacquista una forza performativa diversa: interagisce con la massa metallica del grande cilindro del 1937, struttura iconica del moderno industriale europeo, progettato da Ansaldo quando Roma sperimentava un’espansione infrastrutturale senza precedenti.

Il Gazometro, con i suoi 90 metri d’altezza e la sua imponente architettura reticolare, è diventato negli ultimi anni un dispositivo visivo capace di accogliere narrazioni contemporanee: dal rilancio dell’area ex Officina San Paolo — oggi ROAD – Rome Advanced District — alle installazioni site-specific che hanno animato le edizioni di Videocittà. L’impegno di Eni nel ripensare questo pezzo di città ha trovato nel 2024 un punto di svolta, quando l’azienda ha inaugurato un programma espositivo dedicato all’arte contemporanea; percorso proseguito con successo nella primavera-estate 2025 con Punti di vista, mostra a cura di Marco Capasso, dove diciannove artisti figurativi hanno intrecciato passato e futuro in un dialogo visivo ad ampio respiro.

In questo contesto, l’intervento di Nannucci si innesta come un nuovo asse percettivo. La sua ricerca, che dagli anni Sessanta esplora il rapporto tra linguaggio, immagine e luce attraverso neon, suono, fotografia e libri d’artista, trova qui un amplificatore ideale.

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