Mario Airò conclude la rassegna di BAM e Volvo Studio Milano

Dopo Migliora, Scarry e Nasini, l'artista pavese esplora la luce e il vagabondaggio nell'ultima tappa del ciclo "Visioni Diacroniche"

Un faro in miniatura proietta la propria ombra su un muro, mentre un alone di luce ne moltiplica i colori in un arco. È da questa apparizione, intima e vertiginosa, che prende avvio Notti e nebbie, una delle opere più emblematiche di Mario Airò, protagonista dell’ultimo appuntamento di Visioni Diacroniche 2025. Mercoledì 12 novembre, al Volvo Studio Milano, l’artista chiude la rassegna ideata da Fondazione Riccardo Catella con il progetto BAM – Biblioteca degli Alberi Milano, in collaborazione con Volvo Car Italia.

L’incontro con Airò segna il culmine di un percorso che ha accompagnato il pubblico per tutto l’anno, nel segno del dialogo tra ecosistemi naturali e arte contemporanea. Dopo le tappe con Marzia Migliora, Olympia Scarry e Matteo Nasini, la voce di Airò porta nel cuore di Milano un gesto poetico che trasforma la percezione della luce in un’esperienza conoscitiva.

Artista raffinato e appartato, formatosi con Luciano Fabro, Airò concepisce la pratica artistica come un vagabondare: un attraversamento libero delle cose e dei linguaggi, che accoglie la realtà nella sua complessità. Le sue opere, sospese tra installazione, suono e letteratura, evocano mondi simbolici in cui il visibile e l’invisibile si compenetrano. In Notti e nebbie (1998), il faro diventa metafora della ricerca di orientamento e della luce come conoscenza: un segnale fragile ma costante, capace di guidare in mezzo alle tempeste del dubbio.

Questo approccio, dove la poesia incontra la fisicità della materia, si inserisce perfettamente nel tema di quest’anno: la teoria del Possibile Adiacente (Adjacent Possible Theory), concetto che descrive la capacità dei sistemi viventi di generare, a partire dal presente, nuove forme di realtà. Curato da Francesca Colombo, direttrice generale culturale di BAM, e da Ilaria Bonacossa, direttrice di Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura di Genova, il progetto traduce questa idea in chiave estetica: ogni opera diventa un organismo in evoluzione, un nodo di relazioni tra pubblico, spazio e pensiero.

Nel 2025, Visioni Diacroniche ha portato quattro artisti a confrontarsi con questo principio di trasformazione. Marzia Migliora ha aperto la rassegna a marzo con una riflessione sulle relazioni multispecie e sull’etica della cura. Ad aprile, Olympia Scarry ha condotto il pubblico in una passeggiata performativa nella Biblioteca degli Alberi, dove la materia — tra cera, vetro e metallo — si è fatta linguaggio ecologico. A settembre, Matteo Nasini ha intrecciato neuroscienze e cosmologia, traducendo le onde cerebrali del sonno in sculture sonore di porcellana.

Con Mario Airò, il ciclo si chiude in una dimensione contemplativa, dove la luce, la musica e la parola diventano metafore della conoscenza. «Con la terza edizione di Visioni Diacroniche – spiega Francesca Colombo – abbiamo voluto mettere al centro l’incontro dinamico tra arte e pubblico, creando esperienze immersive che mescolano fotografia, pittura, video, musica, tecnologia e performance».

Per Chiara Angeli, Direttore Commerciale di Volvo Car Italia, il progetto «rafforza il legame tra innovazione, estetica e sostenibilità, temi essenziali nella visione di una mobilità futura consapevole». Un dialogo, dunque, tra natura e artificio, tra spazio urbano e immaginazione, che trova nella leggerezza luminosa di Airò una sintesi ideale.

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