Leone Piccioni, il collezionismo del Novecento diventa una mostra ai Musei Vaticani

In occasione del Giubileo 2025, i Musei Vaticani rendono omaggio a Leone Piccioni e alla sua eredità collezionistica

C’è una forma di curiosità che si traduce in sguardo critico e in passione collezionistica. È quella da cui prende forma L’irrefrenabile curiosità. Capolavori del Novecento dalla Collezione di Leone Piccioni, la nuova esposizione dei Musei Vaticani, curata da Micol Forti, che aprirà al pubblico dal 14 novembre 2025 al 18 aprile 2026 nelle Salette della Torre Borgia.

La mostra nasce da una generosa donazione dei figli di Leone Piccioni – Gloria e Giovanni – e si configura come un omaggio affettuoso e colto all’intellettuale torinese (1925–2018), figura chiave del panorama culturale italiano del secondo Novecento. Scrittore, critico, giornalista e dirigente RAI, Piccioni considerava la propria raccolta d’arte come «mio vanto, mio patrimonio»: una formula che restituisce il carattere intimo e meditato di una collezione costruita nel tempo, attraverso legami umani e scelte di gusto più affettive che speculative.

Il percorso espositivo si apre con la sala Leone e “Ungà”, dedicata all’amicizia con Giuseppe Ungaretti, maestro e compagno di una vita, grazie al quale Piccioni entrò in contatto con artisti come Maccari, Morandi, Guttuso, Severini e Fautrier. L’esposizione prosegue con le sezioni dedicate a L’Approdo – la storica testata RAI di cui Piccioni fu tra i protagonisti – e a Forte dei Marmi, luogo simbolico delle estati d’intellettuali e artisti del Novecento.

Due sale centrali, Il gusto di Leone. Tra realismo e interessi sociali e Visioni originali e spirito della natura, restituiscono la profondità del suo sguardo critico: da un lato l’attenzione per la realtà e le sue tensioni morali, dall’altro la fascinazione per una natura trasfigurata, poetica, che trova voce in artisti come Manzù, Mafai, Guarienti e Morlotti.

A queste si affiancano Legami e vicinanze, dedicata ai toscani Venturino Venturi e Mario Marcucci, interpreti di una spiritualità visiva innovativa, e le sale Maestri e amici, ispirate al celebre volume del 1969, che riuniscono opere di Burri, Afro, Capogrossi, Ceroli, Fioroni, Dorazio e Schifano: un pantheon personale di artisti che furono al tempo stesso compagni di viaggio e interlocutori privilegiati.

Chiude il percorso Scritture e visioni, spazio più intimo che riporta alla dimensione domestica di Piccioni: libri, dediche, fotografie e corrispondenze che raccontano un’intellettualità nutrita di dialoghi e letture, oggi in parte custodita presso l’Archivio Centrale dello Stato. Con L’irrefrenabile curiosità, i Musei Vaticani celebrano non solo il centenario della nascita di Leone Piccioni, ma anche la capacità di un collezionista di trasformare la vita in una trama di incontri, riflessioni e immagini.

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