Dentro la scatola-ombra Wes Anderson riaccende la magia di Joseph Cornell

Un allestimento fonde l’immaginario filmico del regista americano con la ricerca dell’artista, dando vita ad un'ambientazione a grandezza reale

La galleria Gagosian di Parigi è pronta ad accogliere nell’imminente dicembre la mostra intitolata The House on Utopia Parkway, in cui Wes Anderson, reduce dalla mostra al Design Museum di Londra, in collaborazione con il curatore Jasper Sharp, suo storico collaboratore e consulente artistico per The Phoenician Scheme, si cimenta nella ricostruzione dello studio di Joseph Cornell, l’artista autodidatta noto per le sue celebri shadow boxes. Il progetto non propone una copia archeologica dello spazio originario, ma ne evoca l’atmosfera, il metodo, la materia attraverso oggetti recuperati, pareti di scatole e una meticolosa attenzione alla patina dell’usura. L’artista, che passò la maggior parte della sua esistenza isolato, aveva allestito il suo atelier nel seminterrato della casa di Flushing che condivideva con la madre e il fratello: l’ambientazione sarà ora ricreata, ma a grandezza naturale.

Il progetto parigino segna l’incontro tra due universi creativi affini: quello di Joseph Cornell, che seppe trasformare materiali comuni in microcosmi poetici, e quello di Wes Anderson, maestro nel costruire mondi perfettamente orchestrati, sospesi tra nostalgia e simmetria. La galleria si trasforma così in una “scatola-ombra” abitabile, dove lo spettatore è invitato a varcare la soglia tra arte e finzione. Tavoli da lavoro coperti di ritagli, fotografie ingiallite, conchiglie, sfere di vetro e libri consunti evocano la magia di uno studio in cui il tempo sembra essersi fermato. Con la sua inconfondibile attenzione cromatica e scenografica, Anderson trasforma l’allestimento in un set cinematografico che diventa omaggio e reinvenzione.

L’universo poetico di Cornell diventa un tableau vivente

Lo studio di Cornell sarà visibile dalla strada come un tableau vivente: Anderson e Sharp hanno studiato fotografie d’epoca e testimonianze per restituire l’atmosfera domestica e silenziosa dell’atelier originario. Nella versione parigina compaiono elementi simbolici come la parete di scatole da scarpe intonacate che un tempo ospitava la collezione di conchiglie dell’artista. Anderson ha coinvolto le maestranze dei suoi film per curare ogni dettaglio, dall’invecchiamento degli oggetti alla calligrafia, mirando non a una replica filologica, ma a un’evocazione poetica del laboratorio di Cornell.

Accanto alla ricostruzione, saranno esposte anche alcune delle celebri shadow boxes originali: Pharmacy (1943), un tempo appartenuta a Marcel e Teeny Duchamp; Untitled (Pinturicchio Boy), ispirata al Ritratto di ragazzo del Pinturicchio; e A Dressing Room for Gille (1939), tributo al Gilles di Watteau conservato al Louvre. Le opere potranno essere ammirate solo dall’esterno della galleria, in una grande vetrina che riflette la poetica dell’artista e il gusto narrativo del regista: mondi chiusi, ma aperti allo sguardo curioso di chi sa osservare. In questa sovrapposizione tra cinema e arte, Anderson e Cornell si incontrano nel punto in cui la memoria diventa scenografia e l’immaginazione prende corpo.

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