Sarà visitabile fino al 31 ottobre 2026 la mostra UR-RA Unity of Religions – Responsibility of Art curata
presso la Villa Reale di Monza da Francesco Monico e promossa dal Consorzio Villa Reale e Parco,
costituito dal Comune di Monza, dal Comune di Milano, dalla Regione Lombardia e dal Ministero della
Cultura, in collaborazione con Cittadellarte Fondazione Pistoletto. La mostra costituisce un’antologica dedicata a Michelangelo Pistoletto, figura centrale per l’arte contemporanea, intellettuale e candidato al Premio Nobel per la Pace nel 2025.
Il percorso, collocato nelle sale del primo piano nobile della Reggia di Monza, racchiude opere che vanno dagli anni Cinquanta sino a oggi e ruotano attorno a un tema nodale per la sua produzione artistica, vale a dire il dialogo tra religioni promosso e sancito dall’arte, intesa come linguaggio universale e generativo. Nella visione di Pistoletto, l’arte e la religione sono accomunate dalla loro responsabilità e capacità di unire gli esseri umani (la parola religione, d’altronde, deriva etimologicamente da ligare, ossia “unire”, “connettere”) e di fungere da campo di confronto e dialogo in cui costruire un futuro pacifico.
Come ricorda il curatore, le religioni storicamente hanno sempre rappresentato dei serbatoi di archetipi e
concetti sedimentati nell’immaginario e nell’inconscio collettivo, veicolando significati che accompagnano
l’essere umano dall’alba dei tempi e che possono essere ripresi dall’arte per aiutarci ad affrontare la
complessità del mondo.



Tale dichiarazione programmatica è contenuta nel primo lavoro che troviamo nell’Atrio della Reggia, ossia
la Tavola Interreligiosa per la Pace Preventiva attraverso l’Arte (2025), documento statutario interreligioso
emesso dall’Ufficio Spiritualità della Fondazione Pistoletto Cittadellarte (fondata, con sede a Biella, ormai
trent’anni fa) come dichiarazione di intenti siglata dai rappresentanti dei principali culti presenti in Italia
(Cristianesimo, Islam, Ebraismo e Induismo) e dalla Cittadellarte stessa, portavoce del pensiero laico. Tale
documento, stilato in più lingue, esprime l’esigenza contemporanea di promuovere una pace che non sia solo “reattiva” ma “preventiva”, cioè, come si legge nella parte introduttiva della Tavola, una pace “che si
costruisce prima del conflitto”.
Seguono poi i dieci princìpi fondamentali di tale manifesto programmatico incentrati sulla visione di creazione artistica come strumento di confronto e pace, al pari delle religioni, assieme alle quali costituisce campo fertile di azione generativa e non violenta. Un esempio di tale sinergia tra arte e religione, e di come entrambe siano in grado di concepire e rappresentare l’infinito, è costituito dall’opera che affianca la Tavola Interreligiosa, al centro dell’Atrio, ossia la Pietra dell’infinito (1966-2025), un cubo di pietra nera dello Zimbabwe con inserti in specchio (elemento ricorrente nell’arte di Pistoletto) che si riflettono reciprocamente creando un “corpo fisico contenente in 1 m² l’infinita moltiplicazione ed estensione di se stesso” come riportato nel pannello che accompagna l’opera.


Il percorso espositivo prosegue poi nelle sale laterali in un itinerario ad anello che inizia e termina nell’Atrio e che ha come suo fulcro ideale la Sala da Ballo della Villa, ribattezzata per l’occasione Sala Trinamica e dedicata a uno dei simboli più importanti e riconoscibili della produzione artistica di Pistoletto, il Terzo Paradiso, una sorta di simbolo dell’infinito costituito da due cerchi che si intersecano producendo un terzo cerchio centrale.

Tale rapporto trinamico si configura come una dinamica generativa tra due elementi che nella loro interazione ne generano un altro nuovo: nel Terzo Paradiso, si verifica una interazione tra il Primo
Paradiso (la natura) e il Secondo Paradiso (l’artificiale), che dialogando producono un equilibrio (delicato e
non sempre semplice), rappresentato appunto dal Terzo Paradiso. Nella Sala Trinamica si trovano sei lenzuoli appesi alle pareti, intitolati Tende (2019-23), che mostrano altrettanti simboli trinamici in cui due colori si mescolano creandone un terzo e due segni (che simbolizzano realtà come estetica/etica, uno/tutti, ossigeno/idrogeno) si uniscono producendone uno nuovo, in un rapporto trinamico generativo.
La stessa Sala Trinamica, che nel corso del prossimo anno ospiterà i convegni collaterali alla mostra dedicati alle sinergie tra diversi ambiti di pensiero (dalla medicina all’economia, dalla letteratura alla pedagogia), sembra configurarsi idealmente come il cerchio centrale del simbolo trinamico di Pistoletto. Se si osserva la pianta del primo piano nobile della Reggia, infatti, la Sala da Ballo e l’Atrio sembrano porsi come il cerchio centrale, generato dall’intersecarsi dalle due ali laterali che ospitano gli spazi di rappresentanza e gli appartamenti di Umberto I e di Margherita di Savoia, attualmente occupati dalle opere dell’artista biellese.

In esse vediamo spesso ricorrere tale simbolo: nella Sala dei Quadri troviamo per esempio quattro
Annunciazioni del 2025 (Annunciazione – Terzo cerchio, Annunciazione – Terzo Paradiso, Annunciazione –
Colomba della pace, Annunciazione – Terzo occhio), tutti quadri specchianti accomunati dalla presenza di
questo simbolo. Altri quadri specchianti sono presenti nella caratteristica Biblioteca in boiserie (Autoritratto con quaderno – Terzo Paradiso del 2017, Sacra conversazione – Anselmo, Zorio, Penone del 1974, Deposizione del 1973 e Attraverso la rete. Lui e lei del 2008) e ribadiscono la rivoluzione artistica operata da Pistoletto durante gli anni Sessanta in merito al concetto di “quadro” e più in generale di “opera d’arte”: non mera rappresentazione del mondo bensì qualcosa capace di includerlo in sé, rendendolo esso stesso arte.
Le opere di Michelangelo Pistoletto si trovano dunque contestualizzate all’interno degli spazi del primo
piano nobile della Reggia la quale, però, prevede un percorso ben preciso articolato lungo le sale. Chiunque sia interessato alla mostra dell’artista biellese deve comunque necessariamente acquistare il biglietto per partecipare alla visita guidata dell’intera Villa (non è infatti possibile visitarla autonomamente), come avviene per ogni esposizione temporanea inserita negli spazi della Reggia (unica eccezione: le mostre allestite nel Belvedere, ovvero lo spazio espositivo presente nel sottotetto, che tendenzialmente sono autonome e slegate dal percorso negli Appartamenti reali).


Al primo piano sono previste tre tappe in altrettante sale (l’Atrio, la cosiddetta Sala del Trono e la Sala da
Ballo, ribattezzata per l’occasione – come detto – Sala Trinamica), nelle quali il personale della Reggia dà ai visitatori alcuni cenni in merito alle vicende storiche della Villa, nata asburgica e divenuta poi sabauda, agli arredamenti e agli aneddoti sui re d’Italia. Come detto, il percorso è rigidamente guidato ed è sancito da alcune strette passatoie di tessuto sulle quali il pubblico deve rimanere per non calpestare i pavimenti originali, rischiando di danneggiarli. Questa necessaria precauzione comporta però talvolta delle difficoltà nella fruizione della mostra poiché i visitatori non possono fare altro che incedere a passo di processione, e quasi in fila indiana, da una sala all’altra seguendo la passerella sopra descritta.

Ci si trova dunque costretti a defluire seguendo il ritmo del gruppo senza avere davvero la possibilità di soffermarsi sulle opere, soprattutto quando i propri compagni di visita sono più interessati alla Reggia e ai suoi aneddoti che alla mostra temporanea che essa ospita (e questo è in realtà un problema di tutte le mostre temporanee che vengono ospitate nelle sale della Villa Reale ma nel caso della mostra in questione esso è acuito dal fatto che le opere di Pistoletto richiedono una certa concentrazione – un raccoglimento, visto il tema della mostra – e un silenzio che, per come è strutturata la visita, non sempre sono garantiti).
Inoltre, la Villa Reale ospita da dicembre 2022 il progetto Reggia Contemporanea, curato da Renata Cristina Mazzantini, che propone un’esposizione di oggetti di design (uno tra tutti, la poltrona UP del 1969 di Gaetano Pesce) e opere d’arte contemporanea (da Emilio Isgrò a Pietro Ruffo, passando per Pietro Consagra e Grazia Varisco, solo per citare alcuni nomi). Tale allestimento occupa prevalentemente il secondo piano nobile, nel quale la mostra di Pistoletto è assente, ma si trova in parte – con alcuni esemplari – anche al primo piano, intrecciandosi, in maniera però non sempre efficace, con l’esposizione dell’artista di Biella.

Talvolta, inoltre, per il pubblico (soprattutto quello con occhio meno allenato ed esperto) potrebbe non essere semplice distinguere tra i due allestimenti, anche considerando che non sempre è agevole raggiungere e leggere i pannelli con le didascalie, per i motivi sopra descritti. Per esempio, nel Guardaroba della Regina è installato un enorme lampadario realizzato da Marco Piva per Venini, storica vetreria di Murano, costituito da una cascata di sfere di vetro bianche e rosa, molto scenografico e appariscente, che però sembra davvero cozzare con l’opera, collocata poco più in là, C’è Dio?

Sì, ci sono (1976-2025), ovvero una stampa digitale di una scritta che Pistoletto realizzò negli anni Settanta a partire dalla constatazione secondo cui “se Dio esiste, esisto anch’io come individuo pensante e responsabile. Il divino non può essere un alibi per rimanere in disparte e non prendere posizione. Il compito di tutti noi è agire cercando d’influire sullo stato delle cose” (questo estratto è preso da una breve intervista realizzata da Alberto Fiz a Michelangelo Pistoletto e pubblicata nel numero di giugno 2025 della rivista Arte, edita da Cairo).
Non si può però negare che in altri punti, si venga a creare un rapporto ironico e davvero foriero di significati tra le opere dell’artista e quanto si trova attorno a loro. È il caso di Segno Arte – Tomba dello Specchio (1976-2025), costituita da due sagome del Segno Arte (ricorrente nella produzione di Michelangelo Pistoletto e definito nella sua pagina web come “una figura, formata dall’intersezione di due triangoli, che inscrive idealmente un corpo umano con le braccia alzate e le gambe divaricate”), una delle quali ricoperta di specchio.

L’opera si trova distesa sul pavimento del Salotto, proprio sotto a un grande ritratto di Umberto I che viene riflesso dalla superficie specchiante, risultando così inglobato in questo Segno Arte che però, come dice il titolo, è anche una “Tomba”. Significativo, se si pensa che Umberto I è stato assassinato proprio a poca distanza dalla Villa: certo, la sua vera tomba si trova presso il Pantheon a Roma, ma la città di Monza può essere intesa come la sua tomba simbolica, rappresentata dalla Cappella Espiatoria, costruita a commemorazione dell’evento, proprio nel punto in cui Umberto fu colpito da Gaetano Bresci durante la notte del 29 luglio del 1900.
Ecco che il secondo re d’Italia si trova intrappolato in una simbolica tomba fatta di specchio a pochi metri
dal punto in cui fu effettivamente ucciso e dalla vasca da bagno nella quale, come le guide della Villa amano ricordare con un pruriginoso gusto per il dettaglio, fu adagiato il corpo senza vita del sovrano, immerso nel ghiaccio per preservarlo dal caldo estivo della Brianza. L’esposizione cerca insomma di instaurare un rapporto complesso con lo spazio in cui si trova e in parte ci riesce, come detto, ma non può non fare i conti con la presenza, per quanto ridotta, di un altro allestimento – quello di Reggia Contemporanea – già di per sé molto connotato, e con i limiti logistici legati al percorso permanente della Villa.

Nonostante questo, UR-RA Unity of Religions – Responsibility of Art è una mostra che vale la pena di vedere, non solo perché propone al pubblico una antologica della lunghissima e ancora instancabile carriera di Michelangelo Pistoletto, ma anche perché rappresenta un invito a riflettere sul nostro presente e sulle nostre responsabilità. Monza, in particolare, è chiamata a svolgere un ruolo di primo piano poiché a conclusione della mostra, la città brianzola ospiterà la firma della Carta di Monza per l’interreligiosità, finalizzata a ribadire la necessità di una sinergia fattiva e spirituale tra pensiero laico e culti religiosi.
Dal 31 ottobre 2025 – 31 ottobre 2026
Reggia di Monza Viale Brianza 1, 20900


