Fotografia e psichiatria: immagini di una rivoluzione

Dal manicomio alla contemporaneità, Francesca Orsi ripercorre cinquant’anni di immagini sulla salute mentale, da Morire di classe a oggi

C’è una rivoluzione silenziosa che attraversa la storia della fotografia italiana: quella nata negli anni Sessanta dentro i manicomi, tra sguardi negati e gesti trattenuti. È da lì che parte La nuova alleanza. Tra fotografia e psichiatria (in libreria dal 14 novembre 2025), il nuovo libro edito da Mimesis Edizioni, di Francesca Orsi, giornalista e critica fotografica, che intreccia ricerca storica, testimonianze e riflessione contemporanea per raccontare il lungo dialogo tra immagine e salute mentale.

Il volume nasce dal bisogno di ripensare le radici di uno dei momenti più potenti della fotografia civile italiana — Morire di classe di Carla Cerati e Gianni Berengo Gardin e Gli esclusi di Luciano D’Alessandro — per indagare come quella eredità si sia trasformata nei decenni successivi. “Per capire meglio quel lavoro”, scrive Orsi, “mi sono voltata indietro verso la storia della fotografia, ma anche verso la storia della psichiatria e del nostro Paese – facendole dialogare – e poi ho guardato in avanti, per ricercarne le tracce”.

La nuova alleanza è, infatti, una mappa di relazioni: tra immagini e parole, tra passato e presente, tra chi ha testimoniato la chiusura dei manicomi e chi oggi cerca di restituire una narrazione diversa della fragilità mentale. Le interviste raccolte — da Berengo Gardin a Carla Cerati, da Uliano Lucas a Dario Coletti, fino a Christian Fogarolli, Javier Viver e Joan Fontcuberta — compongono un mosaico di sguardi che attraversa più di cinquant’anni di fotografia italiana e internazionale.

“Oggi la rivoluzione ha meno spazio, ma non per questo non si può fare. Anche attraverso la fotografia”, scrive Vanessa Roghi nella prefazione. È una frase che sintetizza il senso del libro: restituire alla fotografia la sua capacità politica, non come denuncia, ma come forma di pensiero critico. Non più solo immagini di corpi chiusi, di vite sospese, ma visioni che raccontano la complessità della mente, l’umanità che si riappropria di sé.

Le voci dei protagonisti riportano la fotografia al suo ruolo di testimone morale. Cerati ricorda come Franco Basaglia partecipasse attivamente alla scelta delle immagini di Morire di classe: “In quell’immagine dell’uomo che si tiene la testa tra le mani c’è tutto: la chiusura, la disperazione. Non c’è bisogno della camicia di forza per coglierne il senso.” Luciano D’Alessandro sottolinea invece la forza espressiva del corpo: “Le mani raccontano l’inerzia e la ribellione. Sono gli strumenti che fanno e disfanno il mondo.”

Orsi non si limita a rievocare: apre un campo di ricerca. Dalla fotografia militante del passato ai linguaggi autoriali di oggi, il libro traccia il percorso che ha portato a una nuova iconografia della psichiatria — meno ideologica, più intima e riflessiva. È una “nuova alleanza” nel senso più profondo del termine: un patto tra chi fotografa e chi è fotografato, tra chi cura e chi racconta, tra realtà e rappresentazione.

In un tempo in cui la memoria della legge Basaglia rischia di scolorire e la retorica della “normalità” si riaffaccia con forza, La nuova alleanza restituisce complessità al visibile. Mostra che la fotografia, quando guarda davvero, non documenta soltanto — ma cura, interroga, restituisce umanità.

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