Dal 5 novembre 2025 al 14 febbraio 2026, la galleria Tornabuoni Arte di Roma ospita la mostra Rosso Shakespeare di Emilio Isgrò, una delle figure più emblematiche dell’arte concettuale italiana. L’esposizione, curata in collaborazione con l’archivio dell’artista, offre un percorso tra parola e immagine, in un dialogo costante tra letteratura, pittura e gesto. Fin dagli anni Sessanta, Isgrò ha reso celebre la sua pratica della cancellatura, un atto che trasforma la parola scritta in materia visiva.
In Rosso Shakespeare, l’artista siciliano riprende e rinnova questo gesto, applicandolo ai testi teatrali del drammaturgo inglese, in una riflessione sul linguaggio, sull’identità e sulla memoria culturale. Il rosso colore dominante della mostra assume una valenza simbolica: è il colore del teatro, del sangue e della passione, ma anche della parola che resiste alla cancellazione. Nei suoi lavori, l’artista non elimina il testo per negarlo, ma per farne emergere un significato nuovo, visibile e poetico al tempo stesso.


Rosso Shakeaspere, una scrittura che amplifica l’atmosfera teatrale
Il percorso espositivo comprende lavori storici e recenti, capaci di tracciare l’evoluzione del pensiero di Isgrò: Vitale (1972), opera simbolo del suo linguaggio sperimentale degli anni Settanta, Ala Italiana, Corriere (2013) e Odysséus (2018), in cui la parola giornalistica e quella epica si intrecciano al gesto visivo e le monumentali serie dedicate a Shakespeare, tra cui Otello (2019, 36 volumi) e Romeo e Giulietta (2022, 38 volumi), in cui la cancellatura assume una dimensione teatrale e drammatica.
In Rosso Shakespeare, l’incontro tra Isgrò e il Bardo non è una semplice citazione letteraria, ma un confronto tra due universi espressivi. L’artista siciliano riscrive Shakespeare attraverso la sottrazione: cancella per svelare, silenzia per far parlare, riscrive per ricordare. Il risultato è una riflessione potente sul destino del linguaggio nell’epoca contemporanea, dove l’eccesso di parole rischia di svuotare il senso. Questa mostra, sospesa tra arte e letteratura, è un omaggio alla potenza del pensiero e alla fragilità della parola: un viaggio nel teatro della mente, dove l’immagine e il verbo si fondono in una nuova forma di poesia visiva, capace di parlare ancora, anche quando tutto sembra cancellato.



