Al Museo del Genio le fotografie di Vivian Maier incontrano le sculture di Ugo Nespolo

Pop Art e fotografia si incontrano in uno storico edificio di Roma riaperto nella nuova veste di edificio culturale

Il Museo del Genio di Roma rinasce come nuovo polo culturale, restituendo alla città uno spazio storico e straordinariamente evocativo. Dopo anni di silenzio, l’edificio riapre le porte al pubblico con un progetto che intreccia memoria e contemporaneità, ospitando fino al 15 febbraio 2026 le mostre di Vivian Maier e Ugo Nespolo. Un segnale forte di rilancio per un luogo che si candida a diventare un punto di riferimento stabile nel panorama artistico romano. Da architettura neoclassica a custode di due mostre contemporanee, il Museo del Genio dell’Esercito Italiano è un complesso monumentale di oltre 23.000 metri quadrati, tra i più imponenti della Capitale. La sua identità è molteplice: biblioteca, archivio storico e fotografico, spazio di studio e di ricerca. Oggi questa eredità si apre alla città, trasformando un luogo di memoria militare in uno spazio di cultura condivisa.

Museo del Genio dall’esterno

La mostra è prodotta e organizzata da Arthemisia, azienda leader nella realizzazione di grandi esposizioni, coinvolta in questa occasione per dare forma a un’iniziativa eccezionale. Durante la conferenza stampa di presentazione, tutti gli interventi hanno sottolineato un punto comune: la necessità di riappropriarsi delle proprie radici per costruire un futuro migliore.  «Abbiamo scelto lo sguardo di Vivian Maier, celebrata fotografa americana – ha spiegato Iole Siena, presidente di Arthemisia – ed essendo il museo del Genio abbiamo chiamato uno degli artisti più geniali e brillanti del panorama italiano, Ugo Nespolo, che ha interpretato in chiave ironica i grandi capolavori internazionali con enormi sculture gonfiabili posizionate nella corte del museo.  «Abbiamo scelto lo sguardo di Vivian Maier, celebrata fotografa americana – ha spiegato Iole Siena, presidente di Arthemisia – ed essendo il museo del Genio abbiamo chiamato uno degli artisti più geniali e brillanti del panorama italiano, Ugo Nespolo, che ha interpretato in chiave ironica i grandi capolavori internazionali con enormi sculture gonfiabili posizionate nella corte del museo. La rinascita dei luoghi storici passa anche attraverso progetti come questo, capaci di avvicinare il pubblico a spazi che appartengono alla storia collettiva e di restituirli alla vita culturale della città». La rinascita dei luoghi storici passa anche attraverso progetti come questo, capaci di avvicinare il pubblico a spazi che appartengono alla storia collettiva e di restituirli alla vita culturale della città.
A sottolineare la rilevanza di questa operazione di riapertura è stata la Prof.ssa Alessandra Taccone, Presidente della Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale, main partner del progetto con Poema: «La riapertura al pubblico del Museo del Genio – Istituto Storico e di Cultura dell’Arma del Genio è forse il progetto più importante realizzato insieme ad Arthemisia fino ad oggi, dopo quelli splendidi e di grande successo che hanno visto Palazzo Bonaparte ospitare le mostre di Botero, Munch, Erwitt, e (tuttora in corso) Mucha. Ciò, in quanto restituisce alla città di Roma e alla collettività, dopo un lungo periodo di chiusura, questo luogo che non ha eguali, depositario di un patrimonio di conoscenze scientifiche e storiche unici nel loro genere. Per celebrare questo evento nella maniera migliore, abbiamo voluto ospitare al suo interno ben due mostre di arte contemporanea, una dedicata alla fotografia e una alla pop-art».

Da sx., Iole Siena, l’On. Alfano e Alessandra Taccone (crediti Marco Nardo)

L’intervento dell’ex membro della Camera dei Deputati Gioacchino Alfano si è aperto con una riflessione che sintetizza bene lo spirito dell’iniziativa: «Abbiamo dei musei da aprire o dei luoghi da riempire?». Una domanda che diventa invito a ripensare il ruolo dei patrimoni storici, valorizzandoli come motori di conoscenza e di incontro. La collaborazione con le Forze Armate è stata decisiva per dare concretezza a questo progetto, rendendo accessibile al pubblico uno dei complessi più significativi di Roma.

Nel cortile di Santa Barbara, cuore del museo, le sculture di Ugo Nespolo dialogano con le geometrie dell’edificio, trasformando lo spazio in un giardino di forme e colori. Al piano terra, le fotografie di Vivian Maier raccontano la vita quotidiana con lo sguardo intimo e ironico che l’ha resa una delle figure più riconosciute della fotografia contemporanea.

Con questa doppia mostra, il Museo del Genio si propone come un nuovo laboratorio culturale in cui la storia incontra l’arte del presente. Una rinascita che unisce istituzioni, artisti e pubblico in un progetto capace di restituire alla città un luogo di memoria e visione.

VIVIAN MAIER: The exhibition

Un importante obiettivo della mostra è rendere alla portata di tutti una grande artista, la misteriosa tata-fotografa diventata icona mondiale della street photography, che come primo mestiere faceva la babysitter, vista la sua grande passione per l’infanzia. Questa donna però ha consacrato la sua vita per l’arte usando la sua macchina Super 8 realizzando una grandissima produzione fotografica, tuttavia conosciamo solo una parte della sua produzione. Vivian Maier (1926-2009) si è interessata anche al cinema passando dall’immagine fissa all’immagine in movimento. La mostra in 7 sezioni curata da Anne Morin presenta più di duecento opere tra scatti celebri, immagini autentiche e quotidiane tra le città di New York e Chicago.

L’intervento di Ugo Nespolo

Secondo Ugo Nespolo l’arte è un oggetto fuori dal mondo, l’esempio che ha fatto durante il suo intervento è di fermare un passante e porgli un semplice quesito: “Che ruolo ha l’arte nella sua vita?” Per l’appunto esistono molti ruoli, a detta di Ugo Nespolo, un ruolo provocatorio, un ruolo di testimonianza e sono domande che non si pone soltanto il fruitore dell’opera, ma persino l’artista. «Arte che scava, arte che ricerca, un’arte mistica, interni vuoti che ti fanno pensare, l’arte ha bisogno di piccole provocazioni.» Un altro elemento su cui ha posto l’attenzione l’artista è il carattere malinconico dell’arte, non una malinconia che dispera, bensì una malinconia attiva. Facendo riferimento a delle storiche lettere che Van Gogh inviò al fratello Theo, ebbene Ugo Nespolo chiude il suo intervento facendo riferimento a questa malinconia attiva e vuole vivere di essa.

Da sx., il Prof. Emmanuele Emanuele e l’artista Ugo Nespolo (crediti Marco Nardo)

Presente alla preview per la stampa anche il mecenate Emmanuele Francesco Maria Emanuele che ha speso parole di riguardo per il suo amico, artista Ugo Nespolo, protagonista della seconda mostra: «non semplicemente un’artista, ma uno scenografo, un cineasta, un pop artist, dalle capacità molteplici, un autore poliedrico, eclettico e innovativo».

Pop Air di Ugo Nespolo

Una selezione site specific delle opere di questo artista versatile, 8 grandi sculture gonfiabili, alte fino a 5 metri, situate nel cortile di Santa Barbara il fulcro del complesso architettonico. «In Pop Air – ha affermato – ho voluto confrontarmi con la scultura non più come esercizio di peso o stabilità, ma come esperienza di leggerezza pensante – La materia si svuota per accogliere l’aria, il volume si fa effimero e la monumentalità si apre al movimento». Si crea così un contrasto tra leggerezza del linguaggio contemporaneo e la solennità di luoghi storici, uno scambio tra passato e presente.

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