Parigi non finisce mai di nascondere luoghi dove il tempo sembra scorrere diversamente. È infatti al 9 rue des Bons Enfants, centro geografico della Ville Lumière e a due passi dal Palais-Royal, che la Galerie Patrick Fourtin vive non solo come semplice spazio espositivo, ma come soglia dove il design e l’arte decorativa del Novecento ritrovano la propria narrativa e importanza poetica.

Patrick Fourtin non è un mercante nel senso convenzionale del termine, è un interprete del silenzio degli oggetti. Formatosi come esperto d’arte decorativa e membro del Syndicat National des Antiquaires, ha costruito negli anni una galleria che si muove di pari passo alle sue opere. La sua forza è la capacità di riconoscere l’Umano dentro la creazione, di leggere in un bronzo patinato o in un legno levigato non solo il valore estetico, ma il passare del tempo, creando poi un fil rouge nella sua piccola e luminosa oasi artistica.

Nel 2004 è stato tra i primi in Francia a dedicare un’esposizione a Paul Evans, il designer americano che trasformò il metallo in architettura poetica. Una scelta audace, quasi visionaria, che rivela la direzione della galleria. Lui sfida i confini del gusto, cerca nel margine ciò che il mercato ancora non comprende, mosso da una pura e forte passione.
Entrare nella galleria significa entrare in un universo calibrato dove nulla è lasciato al caso. La luce non invade, accarezza. I materiali (legni rari, cuoio, bronzo, vetro fumé) convivono in una dimensione dove ogni superficie sembra viva. Diventa cosi una sorta di “mise en scène”, costruendo un ritmo visivo fatto di pieni e di vuoti, di sospensioni, come in una partitura.


Tra le opere di Jean-Michel Frank, André Arbus, Jacques-Émile Ruhlmann, Gilbert Poillerat o Paul Evans si racconta un modo diverso di concepire lo spazio e le creazioni. Non ci sono eccessi né clamori, solo il dialogo tra passato e presente, tra artigianalità e intuizione, come se ogni decennio non fosse che un diverso grado di luminosità dello stesso linguaggio alla fine. A sorprendere è infatti quanto ogni dettaglio sia in dialogo con quello di una differente opera, diversamente collocata nella storia. Tutto è curato alla perfezione, e le opere raccontano la storia e sintesi della Galerie elle-même.
Nelle fiere internazionali come PAD London, la galleria porta questa visione con discrezione, sempre firmata dall’eleganza che la contraddistingue. Nel 2025, in occasione del centenario dell’Art Déco, Patrick Fourtin presenterà una scenografia ideata dal designer Pierre Gonalons: un tributo alla modernità del passato, ma anche un gesto di rinnovamento. Perché il suo lavoro non è mai solo conservazione, è riscoperta, spostamento dello sguardo, educazione dell’occhio. Patrick indirizza i suoi fedeli interessati, perché per lui “l’arte ha bisogno di ritornare ad un educazione intima, profonda”, questo diviene dunque il Leitmotif del suo percorso di collezionismo.

Nella Parigi dell’eccesso visivo, la Galerie Patrick Fourtin rappresenta un contro-canto.
Ogni mobile, ogni oggetto è trattato come un essere vivente, con un proprio peso nello sguardo dell’osservatore. E forse è questo il segreto di Patrick Fourtin: farci guardare le cose come se le vedessimo per la prima volta, restituendo al design ciò che spesso il mercato gli toglie: il mistero e soprattutto, la pazienza.


