Intracore, a Torino dentro il cuore della pratica artistica

Il collettivo curatoriale Ghëddo svela l’anima di giovani artisti attraverso una mostra negli spazi ipogei della Cripta di San Michele Arcangelo

Il 23 ottobre 2025 ha inaugurato a Torino Intracore, progetto espositivo plurale curato da Ghëddo, collettivo curatoriale, visitabile fino al 1° novembre negli spazi della Cripta di San Michele Arcangelo. Diciotto artisti e artiste attivi in Italia indagano il concetto di soglia, inteso come punto di contatto e frizione tra dimensioni diverse, che siano fisiche, temporali, emotive. Scendendo nell’ambiente ipogeo della cripta, il visitatore percorre un tracciato che sembra negare ogni linearità: la pianta non è perfettamente circolare, ma il percorso suggerisce un movimento centripeto, con opere disposte anche verso la colonna centrale, dove la tensione, l’inquietudine e l’ansia — sentimenti spesso percepiti come limiti — si rivelano forze propulsive, matrici di una creatività che nasce dall’instabilità e dalla sospensione.

Invece di condurre a un punto di arrivo, la soglia diventa un intervallo, un luogo in cui le energie — emotive, sociali, percettive — vengono messe in tensione, esplorate, ma non “superate” nel senso tradizionale. Il percorso dello spazio rafforza questa idea: non c’è linea retta verso un’uscita o una conclusione, ma un ritorno continuo, dove l’attraversamento si ripete e si trasforma in esperienza generativa.

Opere come Where the Snow Falls di Pietro Vedovato (Pordenone, 1998) e Federico Zeltman (Pesaro, 2000) mostrano la soglia come movimento ricorsivo: la mosca che gira in tondo all’interno di uno dei tre paralumi del lampione installato, la vicenda che si ripete e il ciclo della neve che avvolge la scena creano un ritorno sull’azione stessa, trasformando il passaggio in un’esperienza generativa che dialoga con il movimento centripeto della cripta. Anche nell’opera di Eleonora Maria Navone (Torino, 2000), Non si possono acchiappare le stelle, la soglia si manifesta come tempo e spazio condivisi: il rito votivo a cui fa riferimento viene riattivato in chiave artistica, e le candele che bruciano lentamente creano un intervallo sospeso, non un passaggio concluso, invitando il pubblico a un gesto partecipativo che diventa parte della memoria collettiva.

L’errore può trasformarsi in risorsa creativa, come nella scultura di alluminio di Francesco Bendini (San Sepolcro, 1996), in cui durante l’esecuzione il metallo era insufficiente a coprire lo stampo: l’opera appare a tratti vuota e indecifrabile, come uno smiley deformato. Qui l’imprevisto diventa una soglia generativa.

Allo stesso modo, in Crowd di Miho Tanaka (1998), la soglia si percepisce come momento di rottura e trasformazione. I coriandoli di metallo, creati sotto l’azione quasi violenta del martello, incarnano un passaggio tra costrizione e libertà, disciplina e autodeterminazione. L’immagine risultante, sospesa tra movimento e immobilità, tra possibilità e cattività, trasmette un’emozione intensa che diventa generativa, mostrando come la soglia possa essere non solo uno spazio fisico o temporale, ma anche un’esperienza emotiva che produce energia creativa.

In generale, la soglia non separa, ma produce: è il luogo in cui si genera la creazione, memoria ed emozione. L’inquietudine, la tensione o l’ansia degli artisti diventano materiale operativo. In pratica, la soglia diventa il cuore della pratica artistica, non un confine da superare, ma un campo di potenziale, dove ciò che è incerto o sospeso si trasforma in atto creativo.

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