Il MAXXI si fa luogo di esperienza con la mostra 1+1. L’arte relazionale

Curata da Nicolas Bourriaud, autore del saggio Esthétique relationnelle, l'esposizione riporta al centro l'arte come strumento sociale

Maxxi

Roma

Il MAXXI di Roma apre le sue sale a 1+1. L’arte relazionale, la prima grande retrospettiva dedicata al movimento dell’Arte Relazionale, a oltre trent’anni dalla sua nascita. Curata da Nicolas Bourriaud, critico e teorico francese che nel 1998 ne ha definito i principi nel saggio Esthétique relationnelle, la mostra propone un percorso dinamico che trasforma il museo in uno spazio di relazioni, convivialità e interazioni, restituendo all’arte il suo ruolo di strumento sociale e di incontro. A inaugurare l’esposizione la presidente del MAXXI Maria Emanuela Bruni: «Riscoprire rapporti interumani è oggi quanto mai fondamentale. Sono contenta che dopo trent’anni dalla nascita dell’arte relazionale il MAXXI possa essere il primo museo al mondo».

Negli anni Novanta una nuova generazione di artisti — tra cui Vanessa Beecroft, Maurizio Cattelan, Dominique Gonzalez-Foerster, Carsten Höller, Pierre Huyghe, Philippe Parreno e Rirkrit Tiravanija — ha aperto il linguaggio artistico alla dimensione collettiva e partecipativa, facendo della relazione umana la materia stessa dell’opera. L’arte non è più oggetto da contemplare ma esperienza da vivere, un processo che si costruisce nel dialogo, nella collaborazione e nella scoperta dell’altro.

Sebbene teorizzata da Bourriaud alla fine degli anni Novanta, l’arte relazionale affonda le sue radici in esperienze precedenti, sviluppatesi in diversi contesti a partire dagli anni Ottanta.
In Italia, tra i primi esempi di pratiche partecipative spicca Legarsi alla montagna (1981) di Maria Lai, performance collettiva che coinvolse l’intera comunità di Ulassai in un gesto simbolico di unione e appartenenza. Nel 1983 nasce il Gruppo di Piombino, formato da Salvatore Falci, Stefano Fontana, Pino Modica e successivamente Cesare Pietroiusti, che sviluppa interventi urbani e sociali basati sull’interazione con il pubblico e il territorio. Negli anni Novanta, esperienze come il Progetto Oreste (1997–2001) consolidano questa visione: l’arte come processo collettivo e rete di relazioni.
Parallelamente, in altri contesti internazionali, artisti come Félix González-Torres, Liam Gillick, Carsten Höller e Philippe Parreno sperimentano forme di interazione e partecipazione che abbandonano l’oggetto artistico tradizionale in favore del processo e della relazione.

L’“estetica relazionale”, secondo Bourriaud, ridefinisce il ruolo dell’artista come mediatore di esperienze e quello dello spettatore come parte attiva nella creazione del significato.
In un mondo segnato dalla comunicazione di massa e dalle logiche dell’omologazione, l’arte relazionale apre spazi di libertà e immaginazione condivisa: interstizi di vita in cui l’opera diventa strumento di connessione, scambio e trasformazione.

Con 1+1. L’arte relazionale, il MAXXI non si limita a esporre opere, ma si fa luogo di esperienza. Il percorso invita il pubblico a entrare, partecipare, condividere, trasformando il museo in un territorio vivo in cui l’arte si rigenera attraverso l’incontro.
Una mostra che non guarda solo al passato, ma rilancia l’attualità di un pensiero artistico che continua a interrogare la società contemporanea: che cosa significa oggi creare relazioni attraverso l’arte?

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