Novità sulla Pista 500: cinque nuove opere sul tetto del Lingotto

Allora & Calzadilla, Rong Bao, Francesco Gennari, Silvia Rosi e Paul Pfeiffer ridisegnano la Pista 500 come un organismo vivo

Sopra il Lingotto di Torino, la Pista 500 è ormai molto più di un luogo simbolico: è diventata un laboratorio di pensiero contemporaneo, un osservatorio urbano dove arte, tecnologia e natura artificiale si incontrano in un dialogo continuo. Le nuove installazioni presentate alla Pinacoteca Agnelli rinnovano questa vocazione, trasformando la storica pista automobilistica in un itinerario esperienziale fatto di materia, suono e immaginazione. Gli artisti Allora & Calzadilla, Rong Bao, Francesco Gennari, Silvia Rosi e Paul Pfeiffer offrono interpretazioni complementari di un tema comune: la relazione tra corpo e paesaggio, tra memoria personale e coscienza collettiva, tra ciò che è naturale e ciò che è costruito dall’uomo.

Nel tratto meridionale della pista, Graft (Phantom Tree) di Allora & Calzadilla si manifesta come un’apparizione: migliaia di fiori sospesi nell’aria, ricavati da plastica riciclata, disegnano l’ombra di un albero che non c’è. Ispirati al roble amarillo, una quercia caraibica dal giallo abbagliante, i petali si librano nel vuoto come frammenti di una natura perduta o reinventata. L’opera suggerisce una riflessione delicata sulla sostituzione del vivente con il suo simulacro, ma anche sulla possibilità poetica di una rinascita: ciò che resta di un tronco scomparso diventa traccia di un mondo che continua a fiorire nella memoria.

Più carnale e inquieta è invece la scultura Carnivorous Bloom di Rong Bao, un ibrido tra fiore e macchina, seduzione e pericolo. I petali gonfiabili si muovono al respiro dell’aria, pulsano, si dilatano, si richiudono come un organismo in attesa. Il rosa brillante della superficie nasconde un’anima meccanica, rivelando la tensione tra il desiderio di contatto e la paura dell’inganno. In questa coreografia lenta e ipnotica, l’artista costruisce un’eco del corpo umano che sembra voler inghiottire lo spettatore nel suo ritmo biologico e sintetico insieme.

Con … Avevo anche 7 stelle in tasca…, Francesco Gennari porta la sua poetica dell’autoritratto in una dimensione silenziosa e quasi metafisica. Sulla Pista 500, dove un tempo correvano automobili, oggi si ferma un cappotto. In bronzo. È la copia esatta del loden che l’artista indossa da anni, il suo talismano e la sua firma. Appoggiato a una struttura minimale, il cappotto diventa un corpo assente, un guscio lasciato al vento. È un gesto di presenza e insieme di sparizione: il segno di un artista che si sottrae per trasformare la memoria personale in scultura, lasciando che la materia custodisca il calore dell’umano.

Sulla grande parete-billboard che domina il percorso, Silvia Rosi dispiega Omissions, un’immagine che attraversa il tempo e le geografie della diaspora. Le fotografie di famiglia, scattate tra Lomé e l’Italia, si intrecciano in una trama di assenze e ritorni. L’artista, italo-togolese, indaga la memoria come spazio politico, restituendo dignità e complessità alle soggettività che la storia ha voluto marginalizzare. Nei suoi scatti rivive l’eredità dei ritratti da studio dell’Africa occidentale, dove ogni posa era un atto di autodeterminazione. Qui, quella stessa postura diventa resistenza: il corpo come archivio di una storia da riscrivere, l’immagine come luogo di riconciliazione.

Chiude il percorso Vitruvian Figure (Juventus) di Paul Pfeiffer, installazione vincitrice del Premio Pista 500 di Artissima 2024 in arrivo nello spazio torinese dal 31 ottobre. L’artista americano trasforma il leggendario tracciato torinese in un’arena sonora e visiva, dove l’energia collettiva del tifo diventa materia estetica. In collaborazione con Juventus, Pfeiffer riflette sullo spettacolo come rituale contemporaneo e sulla città come teatro del desiderio di appartenenza. Le voci, i cori, le immagini amplificate restituiscono una sinfonia del corpo sociale, che vibra nello spazio come un’eco lontana dell’utopia industriale del Lingotto.

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