Nel panorama contemporaneo, dove la guerra delle immagini si intreccia alla guerra dei dati, il nuovo libro di Matthew Fuller e Eyal Weizman, Estetiche investigative. Conflitti e commons nella politica della verità, in uscita il 21 ottobre per Krisis Publishing, arriva come un dispositivo critico necessario. Traduzione italiana di Investigative Aesthetics (Verso, 2021), il volume raccoglie le riflessioni teoriche e metodologiche che fondano la pratica di Forensic Architecture, il collettivo di ricerca fondato da Weizman alla Goldsmiths University di Londra, e di altri gruppi di contro-investigazione che, tra arte, giornalismo e attivismo, ridefiniscono oggi il concetto stesso di verità.

L’estetica investigativa per creare contro-narrazioni
Fuller e Weizman muovono da un assunto radicale: la verità è un terreno di conflitto. Dalle trincee ucraine ai cieli di Gaza, dalle rivolte siriane alle rotte del Mediterraneo, la produzione del vero è diventata un campo di battaglia politico e mediale. In questo scenario, l’estetica non si limita più alla rappresentazione del mondo, ma si fa metodo di indagine, strumento di resistenza, atto politico. Così nasce l’idea di “estetica investigativa”: un uso espanso delle pratiche visive e spaziali per raccogliere prove, ricostruire eventi, contestare il potere e generare nuove contro-narrazioni.
Il libro, curato da Francesco D’Abbraccio, Andrea Facchetti e Christian Vittorio Maria Garavello, si articola in tre sezioni – Estetica, Investigazioni, Proposte – che attraversano concetti come “iper-estetica”, “potere estetico” e “commons investigativi”, delineando un terreno di ricerca dove epistemologia, ecologia e tecnologia si intrecciano. La prefazione di Maurizio Guerri colloca l’opera in un orizzonte filosofico ampio, mentre la postfazione di Garavello riflette sulla dimensione politica della conoscenza.


Per Fuller e Weizman, la sfida dell’epoca postmediale è liberare l’indagine dai confini della filosofia e dell’eroico individualismo del pensatore umanista, per farne una pratica collettiva, relazionale e tecnologicamente mediata. Come nota Rosi Braidotti, “Fuller e Weizman tirano fuori l’indagine dagli anfratti della filosofia e la liberano dall’eroico iperindividualismo del pensatore umanista. Mostrano come la polvere stessa abbia dei sensi, insieme alla nostra capacità di percepire, cogliere e decodificare le informazioni”.
In questo senso, Estetiche investigative non è soltanto un libro teorico, ma un manifesto per una nuova forma di conoscenza: un pensiero distribuito, multiscala, sensibile tanto alle immagini quanto alle infrastrutture che le producono. È un testo che dialoga con l’arte contemporanea, con la ricerca curatoriale e con le pratiche civiche che, in tutto il mondo, usano gli strumenti visivi per restituire giustizia e accountability.


Cos’è Krisis Publishing
Fondata come piattaforma editoriale indipendente, Krisis Publishing esplora l’impatto dei media e della tecnologia sulle società contemporanee. Ogni suo progetto si costruisce intorno a una domanda critica, alla soglia tra cultura visiva e politica della rappresentazione. Nel suo catalogo figurano volumi come Entreprecariat (2018), Adversarial Feelings (2019), Design&Conflicts (2019), AI&Conflicts (2021–2025) e Black Box Cartography (2023): un corpus che fa di Krisis un punto di riferimento nel dibattito internazionale sulle estetiche digitali e le ecologie della conoscenza.
info: krisispublishing.com


