La pittura come spazio di dialogo protagonista del Premio Lissone 2025

Con sei artisti e una curatela internazionale, il premio rinnova la sua identità: una mostra diffusa che mette al centro la pittura come linguaggio vivo e forma di relazione

In un momento in cui la pittura è tornata al centro dell’attenzione critica internazionale, il Premio Lissone 2025 si presenta non come una classifica, ma come un dispositivo di relazione. Abbandonando la logica competitiva, il MAC Museo d’Arte Contemporanea di Lissone, che quest’anno celebra i 25 anni dalla sua fondazione, rilancia la storica manifestazione con un format radicalmente ripensato, più simile a una piattaforma curatoriale che a un concorso.

Dal 19 ottobre 2025 al 18 gennaio 2026, il museo ospiterà una mostra che si articola su tutti e tre i suoi livelli, con le opere di sei artisti selezionati da tre curatori di riferimento nel panorama europeo: Lorenzo Balbi, direttore del MAMbo di Bologna, Hanne Mugaas, direttrice di Kunsthall Stavanger e responsabile dei programmi all’OCA di Oslo, e Stefano Raimondi, direttore del MAC e regista del nuovo corso del Premio.

Sei artisti coinvolti, per una mappa plurale e generazionale della pittura contemporanea

Sono Viola Leddi, Valerio Nicolai, Cecilia Granara, Giuliana Rosso, Landon Metz e Ariel Schlesinger gli artisti selezionati per la mostra diffusa su tre piani che esplora la vitalità della pittura contemporanea in una delle istituzioni più attente alle mutazioni del linguaggio visivo. Ogni artista donerà un’opera al museo, arricchendo la collezione permanente con linguaggi pittorici radicalmente eterogenei, che spaziano dall’astrazione concettuale al simbolismo personale, dalla figurazione immaginifica alla processualità installativa. Il Premio si configura così come un dispositivo curatoriale generativo, che mette in relazione pratiche e immaginari lontani, riflettendo sulla trasversalità del linguaggio pittorico nel XXI secolo.

«Non ho mai visto l’arte come competizione, afferma Stefano Raimondi, «ma come dialogo. Il concetto di premio in cui un artista ‘vince’ mi sembra lontano dallo spirito del nostro tempo». Questa impostazione è alla base del nuovo format del Premio Lissone, che rifiuta gerarchie e propone invece una visione orizzontale e relazionale dell’arte contemporanea. Una scelta che guarda alla responsabilità istituzionale: quella di costruire ponti tra le generazioni, valorizzare le ricerche individuali, e restituire alla comunità non tanto un vincitore, quanto un ecosistema culturale più ricco e consapevole.

Le ricerche presentate promettono una varietà di approcci e sensibilità, accomunati dalla capacità della pittura di farsi strumento d’indagine del presente. Nelle opere di Viola Leddi, il corpo femminile e l’iconografia pop si fondono in immagini vibranti e ambigue. Valerio Nicolai esplora l’assurdo e l’ironico in composizioni narrative che rileggono l’oggetto quotidiano in chiave surreale. Cecilia Granara lavora su memorie e simboli attraverso una pittura corporea, intima, in cui spiritualità e psicoanalisi si intrecciano. Giuliana Rosso rielabora elementi mitologici e visioni oniriche in un universo pittorico denso, inquieto e ricco di rimandi iconografici. Landon Metz, invece, porta avanti una ricerca astratta che gioca sul ritmo, sul colore e sul gesto, evocando paesaggi interiori attraverso minime variazioni formali. E Ariel Schlesinger, noto per i suoi oggetti e installazioni scultoree, approda alla pittura con una riflessione sulla fragilità, la trasformazione e l’ambiguità del segno.

Articoli correlati