Biennale Musica 2025: Caterina Barbieri remix

La compositrice bolognese è la nuova direttrice della Biennale Musica e ha deciso di ribaltare le regole. Tra sintetizzatori modulari, cosmologie sonore e un corteo d’acqua a Venezia, la musica contemporanea non è mai sembrata così viva

Non c’è nulla di accademico nell’arrivo di Caterina Barbieri alla guida della Biennale Musica fino al prossimo 25 ottobre. C’è piuttosto un’energia nuova, un respiro che assomiglia a un campo magnetico: invisibile, ma capace di riscrivere le geometrie dell’ascolto. La prima immagine della sua Biennale, infatti, non è una sala da concerto ma un corteo musicale d’acqua che attraversa i canali veneziani. Cry of Our Guardian Star, un rituale fluido, quasi pagano, che segna l’inizio di una nuova fase: la musica contemporanea smette di guardarsi allo specchio e torna a respirare con la città.

Compositrice elettronica e figura simbolica del presente sonoro italiano, nata a Bologna nel 1990 Barbieri ha costruito una carriera che sfugge alle etichette. I suoi set sono viaggi mentali, costellazioni modulari, geometrie sonore che oscillano tra trance e minimalismo. Chi l’ha vista dal vivo sa che non “suona”, ma «costruisce stati di coscienza». Ora porta questa visione dentro una delle istituzioni più solide e lente del Paese e, a modo suo, la mette in corto circuito.

Una Biennale permeabile

Già alla presentazione del 27 marzo 2025 la compositrice aveva svelato il titolo-guida dell’edizione 2025: La stella dentro. Un’immagine che rimanda a un bagliore intimo, un nucleo di energia latente, un richiamo alla vastità interna e al potenziale inesplorato del suono. Non un programma “a tema”, ma piuttosto un esercizio immaginativo: la musica intesa come portale nel futuro, come possibilità di trasformazione. Barbieri lo descrive come un invito a riscoprire «la luce interiore del suono», cioè la capacità della musica di trasformare e guarire.

La sua idea è semplice e radicale: nessuna gerarchia tra musica colta e suono sperimentale, tra chi suona un violino e chi programma un sintetizzatore. Nessuna nostalgia per il passato, ma nemmeno quella spinta a “demolire tutto” che spesso rovina le rivoluzioni culturali. «La musica è un organismo vivente», ha dichiarato alla presentazione. «Cambia forma, assorbe luce, respira con chi la ascolta». E in effetti questa Biennale sembra respirare, muovendosi tra spiritualità e tecnologia, cercando di far convivere il rito e la risonanza digitale. In programma: performance immersive, set elettronici, ensemble acustici, installazioni e workshop che attraversano linguaggi e generazioni.

Da outsider a istituzione, senza diventarlo davvero

La nomina di Barbieri da parte del CDA della Biennale nel 2024 aveva sorpreso molti. Non tanto per il talento, quanto perché, per la prima volta, una figura proveniente dal mondo della musica elettronica sperimentale prendeva la direzione di un settore tradizionalmente “classico”. E infatti, nel cartellone compaiono nomi noti e voci nuove, ma l’impronta più evidente è curatoriale: ibridare, non catalogare.

Portare l’elettronica dentro un’istituzione storica non è un gesto semplice. La Biennale di Barbieri non cerca di “spiegare” la musica contemporanea, la fa accadere, seguendo la dolcezza del suono continuo. Niente rivoluzioni fragorose, solo un’onda lunga, persistente, che lentamente cambia la temperatura dell’aria. Forse è questa la vera novità: la Biennale Musica non come monumento, ma come organismo respirante, che si lascia attraversare dalle voci del presente.

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