Sophia Al-Maria vince il Frieze Artist Award 2025

Nel corso della Frieze London l'artista anglo-qatarina è stata premiata per la sua performance che mescola cabaret, critica culturale e riflessione postcoloniale

C’è una risata che non alleggerisce, ma affila. È quella che Sophia Al-Maria porta al centro del tendone di Frieze London, a Regent’s Park, dal 15 al 19 ottobre, con Wall Based Work (a Trompe LOL), la performance vincitrice del Frieze Artist Award 2025, il riconoscimento che ogni anno individua voci emergenti o di metà carriera capaci di ridefinire il linguaggio dell’arte contemporanea.

La risata come arma sovversiva

Con Wall Based Work (a Trompe LOL), Al-Maria compie una deviazione radicale. La scena diventa un comedy club costruito all’interno della fiera, e l’artista – al suo debutto assoluto come cabarettista – sceglie la risata come mezzo di disvelamento politico. Lo spettacolo, sospeso tra stand-up e seduta spiritica, convoca un repertorio di temi tanto taglienti quanto esilaranti: dalle “white mommy issues” al presunto ruolo di Damon Albarn nella Brexit, dalle “art-world lesbian clownings” alle crociate mai concluse, fino alle economie occulte dei porti franchi e alla relazione tossica tra i simboli del re e del giullare.

L’opera, ispirata al tema Future Commons, è stata selezionata da una giuria composta da Lydia Yee, Melanie Pocock, Eva Langret (direttrice di Frieze EMEA) e Chris Rawcliffe (direttore artistico di Forma). Il concetto di “comune futuro” attraversa in filigrana il lavoro di Al-Maria, che usa la comicità non come fuga ma come spazio collettivo di consapevolezza e di contagio critico. Lo stesso tema accomuna anche il Frieze Seoul Artist Award 2025, assegnato all’artista sudcoreana Im Youngzoo, in un dialogo ideale tra Londra e Seul.

Dietro l’ironia dell’opera, si cela una riflessione più ampia sulla presenza: «La commedia è l’ultima forma d’arte onesta», afferma Al-Maria, perché «lo stand-up richiede presenza». In un momento in cui l’autorialità artistica si confronta con le tecnologie dell’intelligenza artificiale, la performance dal vivo si configura come un atto di resistenza, un luogo di vulnerabilità condivisa dove il rischio diventa materia poetica.

Sophia Al-Maria, un percorso per disinnescare il potere

Nata negli Stati Uniti e cresciuta tra il Qatar e l’Occidente, Al-Maria vive e lavora oggi a Londra. Il suo percorso, da sempre nomade e multidisciplinare, attraversa disegno, video, scrittura e installazione, mantenendo come filo conduttore la potenza narrativa del mito e la capacità del racconto di disinnescare i sistemi di potere. Le sue opere, presentate in istituzioni come il Whitney Museum e il New Museum di New York, la Biennale di Venezia, la Tate Britain e la Biennale di Gwangju, sono spesso dispositivi di contro-narrazione, frammenti di un discorso in bilico tra archeologia culturale e fantascienza sociale.

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