San Siro — o per i puristi, il Giuseppe Meazza — è molto più di un impianto sportivo: è una creatura vivente fatta di cemento, cori e ricordi, che dal 1926 accompagna la storia del calcio italiano e non solo. Ora, con la vendita ufficialmente approvata dal Comune ai due club meneghini per 197 milioni di euro, il suo destino entra in una nuova fase: sarà demolito in gran parte, ma continuerà a esistere in una forma diversa, forse più contemporanea, sicuramente più simbolica. Vediamo quali sono le tappe di questo percorso.
La nuova vita di San Siro
Il nuovo San Siro nascerà accanto all’attuale stadio, come un fratello minore più elegante e tecnologico. Firmato da Foster + Partners insieme a Manica Architecture, l’impianto avrà una capienza di circa 71.500 posti e un design pensato per fondere sostenibilità, comfort e spettacolo. Norman Foster, architetto di fama mondiale e voce poetica della modernità urbana, ha descritto il progetto come “un viaggio che rispetta la memoria, ma guarda avanti”. «Per me San Siro è una struttura eroica — ha raccontato —, un luogo che appartiene alla civiltà dello spettacolo. È un’emozione senza tempo, e il nuovo progetto deve essere all’altezza di quella energia».


Secondo le previsioni, i lavori inizieranno nella prima metà del 2027 e dureranno quattro anni: l’obiettivo è inaugurare il nuovo stadio entro la stagione 2030-2031, in tempo per ospitare gli Europei UEFA del 2032, di cui l’Italia sarà co-organizzatrice con la Turchia. Nel frattempo, il Meazza continuerà a vivere: ospiterà ancora partite, concerti e la cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026. Una parte della storica Curva Sud verrà conservata come frammento simbolico del vecchio stadio, quasi un monumento alla memoria collettiva di milioni di tifosi. Un gesto che trasforma la nostalgia in architettura.
Perché il percorso cominci è centrale però la data del 10 novembre, giorno in cui è prevista l’approvazione della vendita dello stadio a Inter e Milan da parte del Comune di Milano. Una data oltre la quale non si potrà andare, visto che l’11 scatterà il vincolo sul secondo anello che impedirà l’abbattimento dell’attuale San Siro per costruire il nuovo.

Foster: «Rispettare l’eredità creando qualcosa di nuovo»
«Questo è l’inizio di un viaggio: si può rispettare quell’eredità e creare qualcosa di nuovo, ma anche conservare a sufficienza quella memoria incarnata in una storia che inizia nel 1926, attraversa gli anni ’50, gli ’80 e i ’90», ha dichiarato Norman Foster, l’architetto britannico incaricato di ripensare il futuro di San Siro. «È una sfida entusiasmante, un progetto straordinario. Ci sono due squadre, due proprietari, la città, tanti interessi, ma soprattutto una grande energia positiva. Parliamo di una struttura straordinaria e iconica che esiste già, e che tutti sappiamo ha i suoi limiti strutturali. Inevitabilmente si va verso un nuovo stadio».
Foster, consapevole del valore affettivo che lega Milano e i suoi tifosi al Meazza, ha voluto sottolineare la necessità di un dialogo con la memoria: «Capisco i sentimenti di chi vorrebbe mantenere la struttura esistente, ed è giusto ascoltare tutti. Ma le esigenze oggi sono diverse: più tifosi, nuovi standard di ospitalità, una qualità della vita che cambia».

Quasi un secolo di mito
La storia di San Siro, del resto, è intrecciata con quella stessa identità milanese che ha saputo coniugare lavoro e spettacolo, industria e sogno. Inaugurato nel 1926, divenuto comunale nel 1935 e progressivamente ampliato fino a raggiungere la sua forma monumentale con il terzo anello nel 1990, lo stadio ha ospitato finali europee, concerti leggendari e momenti di gloria che appartengono all’immaginario collettivo. Chiamato “la Scala del calcio” per la sua imponenza e per la ritualità scenica delle sue partite, il Meazza non è solo un edificio: è un frammento di identità urbana e nazionale, un luogo in cui l’architettura ha saputo farsi emozione.




