Con Patrick Eugène l’iconica borsa Dior è un inno di bellezza identitaria

La maison affida la propria borsa a 10 artisti internazionali. Tra loro Eugène, che fonde estetica diasporica, materiali naturali e spiritualità haitiana

La Lady Dior, borsa simbolo della maison francese, compie un’evoluzione significativa nel 2025 grazie alla decima edizione del progetto Lady Dior Art, iniziativa lanciata da Dior nel 2016 per avvicinare arte contemporanea e artigianato di lusso. Per questo anniversario speciale, dieci artisti internazionali sono stati selezionati per reinterpretare liberamente la borsa, trattandola non più solo come oggetto di moda, ma come supporto espressivo, scultura portatile, talvolta anche messaggio politico. Si tratta di Marc Quinn (UK), Lakwena (UK/Uganda), Ju Ting (Cina). Eva Jospin (Francia), Alymamah Rashed (Kuwait), Inès Longevial (Francia), Jessica Cannon (USA), Sophia Loeb (USA), Lee Ufan (Corea del Sud), Patrick Eugène (Haiti/USA).

Patrick Eugène, la spiritualità diasporica diventa simbolo estetico

La visione di Patrick Eugène all’interno del progetto Lady Dior Art si distingue per un approccio che fonde memoria ancestrale, estetica rituale e materiali identitari, in un linguaggio visivo che attinge direttamente dalla cultura haitiana e più in generale dall’esperienza diasporica afro-caraibica.

Per la sua reinterpretazione della Lady Dior, l’artista ha scelto di non decorare semplicemente la borsa, ma di trasformarla in reliquiario visivo, carico di segni, texture e codici culturali. L’uso della rafia, dei ricami artigianali e delle perle cucite a mano evoca immediatamente le tradizioni tessili haitiane, ma anche le pratiche votive del Vodou, dove il corpo, il vestito e gli oggetti rituali diventano strumenti di connessione con gli antenati.

La scelta di materiali naturali, imperfetti, non industriali suggerisce un gesto decoloniale: rifiutare l’omologazione del lusso e reintrodurre l’oggetto nella sua funzione simbolica e spirituale. La Lady Dior, in questa versione, non è un oggetto da esibire, ma da ascoltare: custodisce storie, richiama la diaspora, e propone una nuova forma di eleganza, basata non sull’apparenza, ma sulla persistenza della memoria. Questa operazione è tanto estetica quanto politica: Eugène afferma una presenza culturale afro-caraibica dentro uno degli emblemi più forti della cultura occidentale del lusso.