ArtVerona 2025, una fiera internazionale che dà spazio all’arte emergente

Progetti curatoriali, premi e numeri in crescita. Ecco un bilancio di ArtVerona, per la prima volta sotto la direzione di Laura Lamonea

Si è conclusa la 20° edizione di ArtVerona e la prima curata dalla nuova direttrice Laura Lamonea. Cresce il respiro internazionale con la partecipazione di 20 gallerie provenienti da Stati Uniti, Cina, Svizzera, Inghilterra, Francia, Germania, Spagna e Lituania. Sei le sezioni espositive, 10 i premi e 9 gli appuntamenti diffusi che hanno coinvolto i luoghi più suggestivi del centro storico scaligero. Oltre 10mila i collezionisti selezionati e invitati e oltre 700 quelli ospitati grazie al programma di incoming. Numeri che sottolineano la volontà di uscire da un visione prettamente nazionale, offrendo l’immagine di una fiera che cerca e spinge per un’identità dal sapore più cosmopolita.

I giovani protagonisti della fiera

Nel corso della manifestazione molte gallerie hanno sottolineato come il pubblico fosse formato principalmente da professionisti, collezionisti e operatori del settore: in questa edizione anche le vendite sono aumentate, non solo per le opere di artisti storicizzati ma anche di giovani protagonisti del panorama contemporaneo.

Tra i premi, Zana Masombuka, che con l’opera Nodugwana II, presentata dalla galleria Cellar Contemporary di Trento, è la vincitrice della seconda edizione del Zenato Academyper la fotografia under40. Nata nel 1995, l’artista ha raggiunto il podio come esempio dell’arte africana impegnata a tramandare la storia del proprio Paese mediante un personale racconto dall’infanzia passata nel territorio rurale dello KwaNdebele, in un piccolo villaggio chiamato Siyabuswa. La vincitrice del Sustainable Art Prize, uno dei progetti a supporto delle tematiche di sostenibilità, è invece l’artista Mercedes Lachmann presentata da Orma Art, Milano. Dal suo lavoro emerge una pratica di sostenibilità e responsabilità ambientale sviluppata in un’ottica decoloniale. Unendo materiali naturali, saperi e memorie collettive, il lavoro dell’artista appare capace di stimolare una consapevolezza ecologica.

Molto interessante il progetto Moduli d’arte, che ha portato ad ArtVerona una visione curatoriale sul tempo presente con il coinvolgimento di un giovane curatore di talento e quattro artisti italiani emergenti: un’esposizione che prevede una proposta artistica improntata sulla sperimentazione e sulla ricerca dove il segno diventa limen. Tra i protagonisti dell’iniziativa curata dal Arnold Braho, Giuseppe Di Liberto nato a Palermo nel 1996 con Chiurenne l’oucchie pare a te verè, Greta Maria Gerosa (Lecco, 1997) con Furnishing them and move in – Am I the watchend one?, Luca Marcelli Pitzalis, cagliaritano del 1995, e la sua Corrispondenze Vol. 1_#31 e infine Ornella Cardillo, modenese del 1993, con Teatro del Tempo, Atto I.

«Il progetto espositivo – precisa il curatore Arnold Braho – prevede la selezione di due artiste e due artisti emergenti che attraverso pratiche multidisciplinari danno forma  a una proposta curatoriale che si sviluppa attorno alla figura della spia intesa come elemento liminale, soglia porosa tra interno ed esterno, tra ciò che è visibile e ciò che resta celato. Una delle spie capaci di instaurare un paradigma indiziario rivolto alle forme di sapere, attivate in un preciso periodo storico, le cui attività consentono di decifrare una realtà opacizzata ma anche di ricostruire una serie di attitudini».

ArtVerona tra presenze nuove e consolidate

«Questa è la nostra seconda presenza in fiera – afferma la gallerista Cristina Cuttica –  nel 2025 ci siamo messi alla prova con artisti giovani che vanno dai 28 ai 32 anni è c’è stato un riscontro molto interessante. Non abbiamo una galleria fisica ma siamo itineranti e scegliamo spazi dove troviamo sinergie che si legano ai nostri progetti». Tra gli espositori, Maria Livia Brunelli Gallery con sede a Ferrara e Porto Cervi, era presente con un progetto studiato ad hoc che ha scelto come tema portante “Conversazione e scrittura”, un filo conduttore che vuole riportare al centro la parola, il racconto e l’ascolto reciproco in un mondo in cui le forme di comunicazione si moltiplicano.

Uno stand d’eccezione con Bertozzi & Casoni, Irma Blank, Marcello Carrà, Giuseppe Chiari, Nicoletta Grillo e Maria Lai. Come sottolinea la stessa gallerista, Maria Livia Brunelli, «è una decina di anni che siamo ad ArtVerona, ma quest’anno è stata un’edizione molto interessante, grazie anche alla nuova direttrice, giovane, entusiasta e grintosa. Siamo molto contenti, molte vendite e un importante risposta dei visitatori decisamente appassionati e preparati. Tra i nuovi collezionisti diversi giovani pronti ad acquistare pagando anche a rate il che sottolinea come investire nell’arte non rappresenta un prerogativa limitata ad un pubblico adulto».

Per le sezione “Effetto Sauna”, che accosta i grandi protagonisti del sistema dell’arte con giovani esordienti non ancora rappresentati dalla galleria, è stata selezionata Nicoletta Grillo, che espone un poetico dittico fotografico sul tema della partenza e del viaggio, dove sono trascritte alcune parole annotate con pennarello su vetro, tratte da conversazioni con il padre dell’artista. Il dittico fa parte della ricerca per la realizzazione di un’opera video presentata nella mostra The Then About As Until di Palazzo Forti a Verona, curata da Laura Lamonea e realizzata in concomitanza con la fiera. Per Emma Baldi, figlia di uno dei collezionisti più attivi di Maria Lai, l’artista «è estremamente varia, spazia tantissimo non solo dal punti di vista concettuale e argomentativo ma anche tecnico e materico, il tratto distintivo di Lai è il filo, il cucito, con un importante legame con le fiabe che si rifanno alla tradizione sarda».

Maria Lai è presente con uno spettacolare libro cucito, dove l’alfabeto scompare per dare possibilità alla fantasia di tracciare rotte inesplorate, ma anche con un unicum assoluto, un libro in ceramica con applicata una pagina in tela. Protagonista di una grande parete dello stand è l’opera con scritta Non siamo più artisti, non siamo niente di Giuseppe Chiari, artista concettuale membro di Fluxus che, rompendo con intelligenza ed ironia ogni schema, attraverso l’arte ha testimoniato il proprio profondo impegno civile.

Mentre Marcello Carrà è in fiera con opere eccezionali sia per la realizzazione che per il messaggio. Partendo dal romanzo di Truman Capote, A sangue freddo (In cold blood), Carrà, avvalendosi del concetto di antitesi, rappresenta una felice famiglia americana a tavola: ma, avvicinandosi all’opera, lo stupore è grande nell’osservare che le figure sono composte dalle parole stesse del romanzo, e che l’artista le ha disegnate modificando lo spessore dei pennini a seconda dell’intensità chiaroscurale delle campiture. Un lavoro quasi maniacale nella precisione e infinita pazienza senza l’ausilio di alcun sistema informatico o di proiezione.

Un’altra opera è la trascrizione del libro Olga, un romanzo del 1996 scritto da Chiara Zocchi: «ogni riga del mio lavoro – afferma l’artista – rappresenta una pagina del libro, e narra della storia di una bimba con un vuoto famigliare importante che ho rappresentato al centro dell’opera, un lavoro del 2017, il primo tentativo di ricopiare un libro nella sua interezza». Una fiera, quindi Art Verona, che ogni anno dimostra una crescita non solo di numeri ma soprattutto di ricerca qualitativa ed espressionistica senza paura di proporre nuove visioni e sempre più attenta al panorama internazionale. 

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