In un futuro indefinito, i Tecnosciamani invocano il Dio Elettrico (“rivelati a noi. Donaci un frammento della tua potenza, una parte del tuo distacco. Noi ti daremo la vita”), un’entità irrefrenabile il cui dominio si estende al cielo, alla terra e, grazie all’innesto di un occhio bionico, anche all’uomo. A Parigi, nel 1848, Charles Baudelaire prende parte ai moti rivoluzionari. Al motto «aboliamo il tempo», i rivoltosi sparano contro gli orologi dei campanili. Un presente sospeso, nel quale un giovane rapper scrive una preghiera di rinascita osservando dalla finestra una città popolata da ogni futuro possibile e da ogni passato non ancora sorto.
È la trama del graphic novel Le macchine non possono pregare (Edizioni Bd, cartonato con jacket trasparente, 96 pagine a colori, 18 euro), che il rapper e cantautore Anastasio ha realizzato insieme a Davide Nota (idea e soggetto), insieme a Egidio Matinata (sceneggiatura) con i disegni di Arturo Lauria. Impaginazione e lettering a cura di Fabio Amelia. Un’opera-rap, dunque, nata insieme al nuovo concept album di Anastasio dallo stesso titolo; un volume a fumetti che ben calibra la musica e le immagini, nell’ambito di un racconto animato da un immaginario fantascientifico, poetico e irrequieto. Un “altrove” più che presente, però, dove la vessazione e la smania di controllo – temi caratteristici del cyberpunk – si mescolano al terrore e all’alienazione odierni.


Arricchito da contenuti extra, tra cui l’appendice “Memorie del viaggio dopo la caduta”, il graphic novel Le macchine non possono pregare «nasce da un’idea di Marco Anastasio, che scrivendo l’album ha messo in piedi un mondo visionario e coerente. Una narrazione ricca di eventi, immagini, personaggi e ambienti che si prestava perfettamente alla trasposizione». Così Lauria, che prosegue: «Al tempo non conoscevo Marco, ma un nostro amico comune lo ha indirizzato verso di me. Ci siamo trovati subito allineati, ma non me la sentivo di gestirmi da solo sia i disegni sia la sceneggiatura. Così ho proposto uno sceneggiatore: il mio amato cognato Egidio, fedele alleato nella vita e nella professione. Così eccoci: io, Egidio, Marco e Davide, amico di Anastasio, poeta che ha contribuito sin dal principio a creare ed arricchire il vasto universo narrativo di Le macchine non possono pregare».
Affrontato il tema relativo alla sceneggiatura del graphic novel («scriverla pare sia stato impegnativo ma non complicato. Il punto di partenza ideato da Marco e Davide era solido, coerente e articolato, ma per Egidio è stato necessario risistemare alcune fasi della storia, introdurre dei nuovi personaggi, per adattare al meglio l’opera-rap al fumetto»), Lauria entra – non senza ironia – nel dettaglio del suo lavoro. «Il tempo maggiore se lo sono presi i disegni, ma principalmente per colpa mia! Ho praticamente disegnato e ridisegnato più volte, su più livelli, l’intera storia. Ero partito da sfondo nero, creando poche campiture colorate per definire ambienti e personaggi facendoli praticamente emergere dal buio, dopodiché ho cominciato a dipingerci sopra, utilizzando un pennello digitale effetto matita colorata. Poi ci ho ridisegnato sopra, perché nel mentre avevo perso dettagli e divisione dei piani. Ed ho iniziato ad aggiungere dettagli come se non ci fosse un domani né un presente».

Il risultato è di grande impatto e fascinazione. «La fantascienza, la religione e il rap, il tutto, senza dovermi attenere a vincoli stilistici che usualmente si incontrano lavorando nel settore», ammette il disegnatore e colorista. E quando gli facciamo notare l’assonanza tra Le macchine non possono pregare e l’album “Cyberpunk” (1993) di Billy Idol, Anastasio va – come sempre – dritto al punto: «Non sono un esperto in materia. Amo l’estetica e le ambientazioni cyberpunk, ma non ho mai finito di leggere il romanzo “Neuromante” di William Gibson perché, puntualmente, mi faceva salire la voglia di disegnare e mi distraevo. Forse, per rientrare in modo dettagliato nei canoni di genere cyberpunk, avremmo dovuto inserire una mega corporation. A pensarci bene, se il cyber-ciclope lo avessimo fatto germinare dai laboratori sotterranei di Google Corp. sarebbe stato perfetto. Sento Anastasio e vedo che ne pensa, magari è uno spunto buono per il sequel».
Info: www.edizionibd.it


