Le lupe di Roma, dieci artisti rievocano l’archetipo della Capitale

Un progetto diffuso ideato da Spazio Taverna reinterpreta il mito fondativo della città eterna con un dialogo tra dieci artisti italiani e le Mura Aureliane. Il pubblico potrà votare la "Lupa dell'anno"

Dopo il successo de Le dieci porte del futuro, Spazio Taverna torna a intrecciare arte e dimensione urbana con Le dieci lupe di Roma, una mostra diffusa lungo le Mura Aureliane, in collaborazione con la Sovrintendenza Capitolina e con il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura. Dal 10 ottobre a fine novembre 2025, dieci artisti delle ultime generazioni sono chiamati a reinterpretare la Lupa Capitolina – archetipo della maternità, del potere e dell’origine – in chiave contemporanea.

Dieci artisti con dieci lupe

Dieci stendardi, dieci porte, dieci sguardi. Lungo la cinta monumentale che abbraccia la città, le opere diventano emblemi di un nuovo patto simbolico tra Roma e l’arte del presente: un invito a custodire la tradizione non come reliquia, ma come energia viva, capace di orientare lo sguardo verso il futuro. «Le dieci porte – afferma il curatore Marco Bassan – sono differenti ma accomunate da un’identità simbolica: soglie che connettono epoche e mondi, accessi arcaici che oggi tornano a parlare di contemporaneità».

Gli artisti coinvolti – Ruth Beraha (Porta del Popolo), Namsal Siedlecki (Porta Pinciana), Antonio della Guardia (Porta Pia), Agnes Questionmark (Porta Maggiore), Giulia Mangoni (Porta San Giovanni), Bekhbaatar Enkhtur (Porta Metronia), Lucas Memmola (Porta Latina), Veronica Bisesti (Porta San Sebastiano), Camilla Alberti (Porta San Paolo) e Valerio Nicolai (Porta Portese) – hanno dato forma a dieci interpretazioni della Lupa, ognuna sospesa tra memoria e metamorfosi.

La mostra invita cittadini e visitatori a partecipare attivamente, votando la Lupa dell’anno attraverso i canali social di Roma Capitale e il sito di Spazio Taverna. L’opera più votata diventerà la Lupa Contemporanea 2025/2026, simbolo artistico temporaneo di una Roma in continua trasformazione.

Spazio Taverna rievoca un dialogo antico

Il progetto rinnova un dialogo che risale al 1974, quando Christo avvolse Porta Pinciana per la storica mostra Contemporanea, aprendo la strada a un rapporto fertile tra il patrimonio urbano e la sperimentazione artistica. Oggi, quella “breccia” evocata da Ludovico Pratesi diventa di nuovo passaggio e rivelazione: un varco tra la città antica e la visione del presente.

Fondato nel 2020 da Marco Bassan e Ludovico Pratesi, Spazio Taverna continua a indagare la relazione tra arte, scienza e industria, promuovendo un modello curatoriale che restituisce all’artista una funzione sociale attiva. Con Le dieci lupe di Roma, la pratica artistica torna così a essere rito collettivo, esperienza sensibile e occasione di rigenerazione simbolica per la città eterna.

info: spaziotaverna.it

Articoli correlati