MATERMÀNIA/MATERMANÌA, la nascita come gesto collettivo

Atipografia inaugura un ciclo espositivo dedicato alla tridimensionalità dell’essere umano, ponendo al centro dell’indagine artistica il tema della maternità

La mostra Matermània/Matermanìa nasce come esito di una serie di dialoghi avvenuti all’interno della galleria tra artisti, curatori e amici di Atipografia, la galleria veneta che si trova Arzignano. Il risultato è un confronto aperto da cui prende forma un’indagine intensa su ciò che significa generare, dare forma, plasmare, non solo corpi, ma anche identità, comunità e senso del sacro. Il titolo prende ispirazione dalla Grotta di Matermania a Capri, antro religioso dedicato a Cibele, antica divintà anatolica e simbolo arcaico di potenza generativa e caos creativo. Proprio questo legame tra materia e spiritualità attraversa le opere in mostra, che utilizzano materiali simbolici come cera, alabastro, metallo, carta, argilla per evocare la fragilità e la potenza del gesto materno.

Il progetto, che si inserisce nel programma di Atipografia – che da anni promuove pratiche artistiche capaci di parlare al presente, attivando connessioni tra arte, società e pensiero critico – è curato da Elena Dal Molin e Marco Mioli e fra gli artisti troviamo Marta Allegri, Mats Bergquist, Gregorio Botta, Diego Soldà, Zeljana Vidovic, Stefano Mario Zatti. «Forse senza rendercene conto viviamo in un mondo sempre più bidimensionale, dove l’annullamento della superstizione ha finito per cancellare anche l’estasi, la gloria, il senso del sacro. Il primo atto di resistenza è proprio nel dare alla luce, la maternità: il primo atto collettivo», ha affermato la curatrice.

Il percorso espositivo, la maternità che diventa resistenza poetica

La mostra si apre con un’opera inedita di Gregorio Botta, che presenta Matermania: una grande cornice in cera accoglie un elemento in alabastro, mentre una coppa in cera colma di latte poggia su una mensola in vetro. Una composizione delicata e potente che evoca un’ annunciazione laica, priva d’immagini ma carica di senso. Marta Allegri propone tre lavori, tra cui Eva (1999), riflessione sul parto come archetipo della nascita e origine della vita. La sua indagine tocca corde intime e universali.

Diego Soldà, artista di Arzignano, espone Madre (2020-2023), una scultura nata da un lungo processo di stratificazione pittorica. La forma a spirale richiama il ritmo biologico e cosmico della creazione. Con la serie Amare (2023-2024), Zeljana Vidovic racconta la maternità come metamorfosi interiore, usando la ceramica per trasformare l’esperienza personale in forma e materia. Stefano Mario Zatti, con l’opera Efrem, documenta la crescita del figlio disegnandone ogni mese la sagoma alla luce della luna piena: un gesto rituale che trasforma il tempo in immagine e memoria. Chiude il percorso Mats Bergquist, la cui opera Venus indaga il tema della nascita con la tecnica dell’encausto. Le sue superfici silenziose, sospese tra il pieno e il vuoto, evocano la presenza nel mistero.

«La nascita è un gesto che trascende l’individuo: nella maternità vivono l’io e il noi, è l’evento intimo da cui nascono legami, società, cosmogonie», sottolinea Marco Mioli. I lavori esposti si intrecciano in un dialogo che unisce estetica e spiritualità, presenza e assenza, intimità e relazione. Matermània/Matermanìa è una riflessione sul nostro tempo e sulla necessità di recuperare un contatto profondo con le dimensioni essenziali dell’esistenza.

Installation view MATERMÀNIA/MATERMANÌA, Atipografia. Ph. Eleonora Vaccaretti

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