A Villa Medici il luogo sacro diventa condiviso

L'Accademia di Francia a Roma accoglie l'esposizione itinerante che dal Mucem di Marsiglia esplora il dialogo tra i tre grandi monoteismi del Mediterraneo

È ormai tempo che le istituzioni culturali europee propongono al pubblico – in un processo che implica il ripensamento di se stesse – una prospettiva che decentralizza la propria eredità. Sono diverse, infatti, le iniziative che pongono al centro dello sguardo il Mediterraneo, inteso come spazio d’incontro tra civiltà, e non più la sola Europa: una scelta che apre dialoghi con culture sì diverse, ma accomunate dallo sbocco sullo stesso mare. Luoghi Sacri Condivisi è uno di questi progetti, pensato come territorio di esplorazione di quel continuo dialogo tra le tre grandi religioni monoteiste. Cominciato al Mucem di Marsiglia, il cammino di questa mostra itinerante arriva ora nella romana Villa Medici, dove si incontrano opere e artisti di tempi e luoghi diversi in un percorso a cura di Dionigi Albera, Raphaël Bories e Manoël Pénicaud visitabile dal 9 ottobre 2025 al 19 gennaio 2026.

«La mostra è un viaggio attraverso i tre monoteismi del Mediterraneo». Queste le parole di Sam Stourdzé, direttore di Villa Medici, che ha aggiunto come l’esposizione consista in una doppia celebrazione: «la mostra si tiene nell’anno del Giubileo, a cui con questa iniziativa abbiamo voluto prendere parte anche noi, ma anche in occasione dei dieci anni dalla prima esposizione di Luoghi Sacri Condivisi, inaugurata nel 2015 al Mucem di Marsiglia». Tema centrale della rassegna è il dialogo interreligioso, che in questa mostra, come ha sottolineato l’ambasciatrice di Francia nella Santa Sede Florence Mangin, «è evidente con il partenariato tra Musei Vaticani e francesi».

All’interno delle sale di Villa Medici, Luoghi Sacri Condivisi si dispiega come un racconto in sette capitoli che attraversa oltre duemila anni di storia, cento opere e tre continenti. Dal Rinascimento al contemporaneo, l’esposizione mette in dialogo maestri come Gentile da Fabriano e Chagall con artisti attuali come Dana Awartani, Rayan Yasmineh o Matilde Cassani. Il percorso, costruito per paesaggi simbolici, dalle “Città sante” ai “Giardini”, dal “Mare” alla “Grotta”, restituisce la complessità di un Mediterraneo spirituale dove le fedi si incontrano, si contaminano e a volte si riconoscono. Le opere, provenienti da istituzioni come i Musei Vaticani, il Louvre, il Mucem, il MAXXI e il Museo Ebraico di Roma, costruiscono una topografia del sacro fatta di dialoghi visivi, memorie intrecciate e risonanze universali, suggerendo che il confine tra il proprio e l’altro può diventare uno spazio di condivisione.

Ad accompagnare la mostra, un ampio catalogo bilingue (Silvana Editoriale – Villa Medici) raccoglie testi dei curatori Dionigi Albera, Raphaël Bories e Manoël Pénicaud insieme a contributi di studiosi come Alberta Campitelli, Adnane Mokrani e Vincent Lemire: un mosaico di sguardi che approfondisce il dialogo tra antropologia, arte e spiritualità. In parallelo, un programma di conferenze e giornate di studio, diffuso tra l’Institut français, la Scuola francese di Roma, il MAXXI e altre istituzioni, esplorerà temi come il pluralismo religioso, le migrazioni e la trasformazione dei luoghi di culto. Un percorso corale, dunque, che estende la mostra oltre le sue sale, trasformandola in un laboratorio di pensiero sul vivere insieme nel segno del sacro condiviso.

info: villamedici.it

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